Mathilda

Mathilda
Mathilda è una ragazzina americana di tredici anni, dall’intelligenza acuta e con uno sguardo sul mondo spietato ed attento. È figlia unica, ma solo da un anno. La sorella maggiore Helene, infatti, è morta spinta da uno sconosciuto sotto un treno mentre era ferma sui binari della stazione. Da allora la vita di Mathilda e dei suoi genitori è tragicamente cambiata. Il padre e la madre sono caduti in una specie di catatonia. Vanno al lavoro, leggono molti libri e interagiscono con Mathilda solo quel tanto che basta a non uscire mai dal loro mondo di dolore. Lei vorrebbe scuotere la loro apatia, vorrebbe gridare che è lì, che ha bisogno di loro, ma riesce a farlo solo con piccoli atti di dissenso: rompere un piatto o vomitare sui sedili della macchina del padre. Il resto del suo tempo Mathilda lo impiega indagando sulla vita della sorella. Cosa non facile, visto che la camera di Helene è stata resa dai genitori zona off limits. Ma Mathilda ha trovato degli indizi che tutti ignorano, compresa la polizia che ha indagato su quel caso: numerose mail stampate e nascoste in vari punti della stanza, che Helene ha inviato e ricevuto l’anno in cui è morta. Sono mail di ragazzi con cui usciva e con i quali, sicuramente, aveva fatto anche un sacco di sesso. Helene era bellissima, affascinante e piena di talento, scriveva canzoni e voleva diventare una popstar. Chi poteva odiare così tanto una ragazza speciale come lei? Mathilda è logorata da questo dubbio e giura che riuscirà a trovare l’assassino. Intanto, come ogni adolescente, anche Mathilda è alle prese con la scuola e con le amicizie, poche per la verità. Le uniche due persone che le interessa davvero frequentare sono la bellissima e ingenua Anna – per la quale prova un affetto che sconfina  nell’attrazione – e il misterioso Kevin dai capelli blu e le unghie dipinte di nero, con cui sarebbe disposta a fare la sua prima esperienza sessuale…
Il misterioso mondo degli adolescenti è stato esplorato molte volte dalla letteratura, da Hermann Hesse a Jerome D. Salinger, da Elsa Morante a Paolo Giordano. Questo di Victor Lodato è un romanzo che, meglio di molti altri usciti recentemente, ritrae e illustra gli adolescenti occidentali del nuovo millennio. Dimenticatevi ogni riferimento fashion e glamour stile MTV, qui si va molto più a fondo, fino a scavare – con una riuscitissima operazione di mimesi letteraria – nell’animo “schizzato” dei nostri ragazzi. E non pensate che Mathilda sia schizzata perché qualcuno le ha buttato la sorella sotto un treno (sarà poi vero, o si è trattato di suicidio? Cosa scoprirà alla fine del libro?). Mathilda sarebbe stata lo stesso una ragazzina dalla personalità molto complessa, perché sta crescendo in un mondo minacciato dal terrorismo, dove sei costretta a chiederti se il tuo compagno di classe mediorientale, che pure indossa t-shirt con la bandiera americana, possa essere un kamikaze; perché vive con genitori che hanno a loro volta la maturità emotiva di un adolescente e non sono in grado di porsi come figure forti di riferimento; perché sta crescendo in un eterno presente e non ha alcuna memoria del proprio passato familiare e nessuna idea di chi siano le persone in bianco e nero che vede nell’album di famiglia; perché grida aiuto disperatamente ma nessuno sembra accorgersene. Eppure, con la rabbia e le tenere ingenuità dei suoi anni, Mathilda ci colpisce, ci fa sorridere e pensare. Ci accende una luce potente sui nostri figli, studenti, nipoti, creature che conosciamo molto meno di quanto pensiamo. Un romanzo considerato il miglior debutto americano della stagione, che – fra gli altri pregi – riesce a spiegare la realtà contemporanea molto meglio di un saggio di Sociologia.

Leggi l'intervista a Victor Lodato

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