Mazzo e rubamazzo

Michele Gherardi detto Michelangelo è un artista con una mano eccellente. Ha fatto il Liceo artistico, anche se alla fine non si è diplomato, ed era riuscito anche a farsi assumere da una società di grafici. Aveva una casa e una famiglia. Poi, come succede a tanti, la vita smette improvvisamente di sorriderti e ti butta per strada, letteralmente. Michelangelo per bisogno inizia a fare il falsario di opere d’arte, ed è così bravo che i suoi falsi finiscono anche in aste quotate con gente abbiente disposta a pagare cifre considerevoli per averli. Ma un bel giorno Gherardi viene beccato “con le mani nella marmellata” proprio da uno dei poliziotti della Squadra speciale Minestrina in brodo e, condannato, viene rimandato a processo. Da allora sbarca il lunario da madonnaro clochard tra i vicoli più pericolosi e degradati di Genova, aspettando la sua sorte e una sentenza del tribunale che pesa su di lui come una spada di Damocle. In quei vicoli della Genova più verace, multietnica e antica, però, si muovono e operano anche forze oscure, uomini corrotti e corruttibili, poteri forti che possono decidere della vita e della morte di altre persone e che sembrano intenzionati a mangiarsi buona parte della città ligure senza alcuna tema di essere fermati. Invece, gli uomini della Squadra speciale Minestrina in brodo, lasciati senza stipendio per un errore burocratico e con le tasche vuote e i personali conto correnti in rosso, si improvvisano poliziotti borderline e si avvicinano a un mondo di cui conoscevano l’esistenza solo parzialmente…

Mazzo e rubamazzo è l’ultima fatica letteraria di un ispirato e in formissima Roberto Centazzo che, con la quarta avventura che vede protagonisti gli uomini della Squadra speciale Minestrina in brodo, regala ai lettori un poliziesco tanto brillante quanto pieno di suspense. Una tensione emotiva che per tutta la durata della narrazione è prevalentemente basata sulla psicologia dei personaggi e sul loro modo di vivere e intendere l’esistenza di ogni giorno. Pammattone, ad esempio, deve fare i conti con la scarcerazione di Domenico Grattapaglia, l’uomo che decenni prima in una rapina andata a male gli ha ucciso la collega e compagna poliziotta, un uomo che gli ha rovinato e cambiato la vita per sempre e che anche se ha scontato il suo debito in carcere rimane per il poliziotto un suo fantasma personale con cui fare ancora i conti. C’è l’inquietudine e la rabbia di Michelangelo, schiacciato dalla vita e dalla malasorte, ci sono i momenti di sconforto e ribellione degli uomini della Squadra speciale, ridotti a mettere insieme il pranzo con la cena solo perché un sistema informativa ha dato forfait. E c’è lo stato d’animo degli abitanti dei vicoli di Genova che da tutta la vita non possono permettersi di abbassare la guardia mai. Insomma, quello che rende particolare e bellissimo Mazzo e rubamazzo è l’umanità declinata in ogni sua forma: da quella più bieca a quella più generosa e altruista. La tensione della narrazione la fanno gli uomini. Tutto il resto è location, descritta e riportata alla perfezione dalla penna di Centazzo che si conferma appuntita e temperata più che mai.

 


 

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