Me parlare bello un giorno

Me parlare bello un giorno
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Vivere nella cittadina di Raleigh, North Carolina, non è semplice quando si è al di fuori delle aspettative di una società rurale in cui l’uomo deve dimostrare di essere appunto uomo attraverso muscoli e ambizione. David si è trasferito lì dalla Costa Est con tutta la sua famiglia di casi umani ambulanti. Già avere cinque fratelli comporta nella maggior parte dei casi una grande dose di pazienza: averne poi cinque con caratteri forti e al limite del bizzarro è un vero esercizio di sopravvivenza zen. Per non parlare poi dei suoi genitori che ormai si sono rassegnati ad azzerare le proprie aspettative. Perché David non è portato per lo sport, non è un grande pittore come la sorella, ha modi più effeminati e meno diretti del fratello Paul – che pur bestemmiando in continuazione riceve l’ammirazione paterna – e gli strumenti musicali non sono il suo forte. Anche la lingua è un ostacolo che a volte appare insormontabile, e non solo quella francese, che decide di imparare quando si trasferisce con il proprio compagno in Normandia, ma anche quella inglese considerando quel difetto di pronuncia che lo ha costretto ad eliminare le parole con la s durante quasi tutta l’età scolare. Qualcosa riuscirà sicuramente a farla anche lui e tutti i lavori saltuari che fa a New York dimostrano di averci almeno provato. Ancora non sa che quel romanzo di formazione dalla strana forma di storie apparentemente inverosimili e aneddoti folli lo renderà uno degli scrittori più famosi d’America. Di certo sua madre, esempio di pragmatismo fuori dall’ordinario, se avesse provato a dirglielo, non ci avrebbe creduto e gli avrebbe urlato contro di trovarsi un lavoro vero…

David Sedaris è nel tempo divenuto uno scrittore di culto e non solo in America. I suoi racconti suscitano un effetto contrastante: possono risultare troppo autoreferenziali e, quindi, fastidiosamente indigeribili perché non centrati su una storia ben definita oppure piccoli capolavori di autoironia, soprattutto familiare in cui ci si mette a nudo senza provare alcun tipo di imbarazzo. Le file degli ammiratori alle presentazioni dei libri dell’autore potrebbero in Italia essere paragonate a quelle dei fan di Zerocalcare nei vari festival del libro degli ultimi anni. La letteratura statunitense degli ultimi anni non manca di osannare autori che raccontano le proprie vicende esistenziali tragicomiche in chiave romanzata, Augusten Burroughs, ad esempio, e gli dedica persino lunghi programmi radiofonici (prima di essere pubblicati anche i racconti di Sedaris sono stati protagonisti della trasmissione This American Life della Radio Pubblica Nazionale, ndr) i cui podcast vengono quotidianamente ascoltati dalla maggior parte degli americani. David Sedaris, qui forse più che in altre sue raccolte, mette alla luce quel suo essere continuamente al di sotto del mondo che lo circonda e che lo ha reso totalmente inadeguato a superare molte delle sfide quotidiane che gli si parano davanti; e lo fa in maniera adeguatamente spiritosa e con un certo onore. È un libro che diverte perché tocca un nervo scoperto, quello dell’incapacità di prevalere che riguarda ogni essere umano. Non sempre, infatti, si esce vittoriosi, neanche da un corso di lingua francese o di pittura. L’importante è accettare la propria parte cialtrona e farne un motivo di pubblico orgoglio. E magari, perché no? Scriverci libri.



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