Meditazione camminata

Meditazione camminata

Una mente quieta e in pieno raccoglimento può compiere un passo ulteriore e quindi giungere a una intuizione della vera natura delle cose: non una intuizione puramente mentale, s’intende, bensì una visione profonda della natura delle cose che si realizza attraverso l’unione con le cose stesse e il superamento dell’illusione di una separazione fra soggetto e mondo circostante. Questa forma di quiete, raccoglimento e intuizione all’inizio è inusuale per la nostra mente. Quindi è necessario allenarla amorevolmente, proprio come un muscolo che ha subito poche sollecitazioni e dal quale ci aspettiamo di più per conseguire l’obiettivo che ci siamo prefissi. Questo training richiede una certa dose di disciplina, quindi la meditazione camminata dovrebbe avere, se possibile, un inizio e una fine ben definiti. Non bisogna esigere troppo da sé, ma mantenersi fedeli a quanto disposto. Possono essere cinque, o anche tre soli minuti, nei quali si cammina lentamente su e giù all’interno del proprio appartamento, nel giardino, in un parco o in qualunque altro luogo, concentrandosi sui passi e sul semplice atto del camminare, estendendo poi la durata della meditazione a proprio piacimento. Inizio e fine del percorso meditativo non devono sempre essere stabiliti con l’orologio. Si possono decidere di compiere in piena consapevolezza determinati e interi itinerari quotidiani, per esempio da casa alla fermata dell’autobus o dal parcheggio all’ingresso della ditta presso la quale si svolge ogni giorno il proprio lavoro. Anche questi pochi passi sono una opportunità meravigliosa per entrare in contatto con il peso della borsa che si ha in mano, col vento che sfiora la pelle del viso, con la percezione dell’appoggio molleggiato delle suole di gomma con l’asfalto. Si crea dunque una frattura nel flusso del pensiero, un’intercapedine che apre uno squarcio sulla realtà…

Bere, mangiare, dormire, andare in bagno… Tutte attività normali, fondamentali, basilari. Che facciamo senza pensare. Che ci servono per vivere. Che compongono la nostra vita, che ne fanno parte. Anche camminare appartiene al novero di queste azioni. È una cosa che impariamo di norma a fare intorno al compimento del primo anno di età, è utile, la facciamo spontaneamente, camminiamo perché siamo animali bipedi, la nostra stazione generalmente è eretta e dobbiamo spostarci per fare quello che dobbiamo fare. La tesi da cui parte Volker Winkler è più o meno questa: smettere di considerare il camminare come una semplice azione meccanica, un blando tentativo di fare sport, un piacevole momento per sé, per guardare un paesaggio o fare una pausa dal logorio della vita moderna. Ma compiere questo movimento consapevolmente, in maniera armoniosa, che coinvolga sia l’aspetto fisico che quello emotivo, per raggiungere un grado più ampio ed elevato di benessere, ponderato, meditato. Unire l’utile al dilettevole, verrebbe da dire, ma non solo: trovare la soluzione ai problemi contingenti ragionandoci su con calma e serenità grazie allo stato di pace che dà rilassarsi un po’, per stare bene con sé e con gli altri e far star bene il prossimo in nostra compagnia. Winkler dà la sua opinione, spiega e illustra ciò che secondo lui aiuta fare, offre consigli, suggerimenti e indicazioni pratiche, fornendo esempi basati su quattordici situazioni in cui ci si può trovare nel quotidiano, in spiaggia, a scuola, in ospedale…: semplicemente, o meglio semplicisticamente, a tratti, senza spocchia né la pretesa di svelare chissà che segreto, invita chi vuole a provare. Magari si sentirà meglio. Magari no, ma male non avrà potuto fare. Peccato per l’edizione non particolarmente curata: leggere a pagina 15: “La meditazione dovrebbe acquietare la nostra mente e permetterGLI (anziché permetterLE) di trovare la concentrazione” fa venire i brividi.



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