Meet me alla boa

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Quando squilla il telefono, Francesco è solo in casa. Che strano. Il telefono fisso non suona mai, lui e Marti hanno deciso di installarlo solo perché, a detta del commerciale Fastweb, si trattava di un’occasione unica: Internet e numero fisso in super promozione. Francesco è convinto di non averne comunicato il numero a nessuno, neppure a sua madre. Solleva il ricevitore ed una voce femminile, che si presenta come l’ufficiale di polizia Betancourt, del distretto di Parigi, gli comunica di aver trovato il numero sul cellulare di una ragazza, lì a Parigi, alla voce “casa”. La donna prosegue informandolo che c’è stato un incidente, che la situazione è critica, che forse è il caso che lui vada subito a Parigi. Francesco realizza subito che si tratta di Marti e che è morta: troppo silenzio all’altro capo del telefono, quando ha chiesto qualche spiegazione in più. Più tardi, mentre il suo amico Maiki, che era passato a prenderlo per andare a cena da Valeria, si mette al computer per cercare il primo volo disponibile per la città francese, Francesco si sente come paralizzato. Tutto intorno a lui gli parla di Marti, le sue tracce sono ovunque. Sospeso nel nulla, attende che arrivino le cinque del mattino successivo, poi il check-in, l’aereo e Parigi. Dopo un viaggio in taxi durante il quale, piangendo senza alcun autocontrollo, ha raccontato al conducente tutta la sua storia, l’obitorio gli appare un edificio senza personalità, senza la sacralità che invece dovrebbe avere. Francesco poggia la mano sulla fredda maniglia, spinge ed entra. Fa il primo passo, un passo sordo, carico di rabbia e di disperazione. Il primo passo con Marti, invece, lo aveva fatto in quel locale parigino con la moquette viola e rossa, dove Franci aveva seguito il gruppetto con cui era stato a cena poco prima…

Trenta passi che separano Francesco dall’ingresso dell’obitorio alla fidanzata Marti; trenta maledetti passi per arrivare alla verità; trenta immagini, eleganti e profonde, di una storia che si sviluppa all’indietro; trenta momenti per disvelare la propria coscienza. Ogni passo ripercorre un pezzo della storia d’amore tra Franci e Marti: viaggi, promesse, sorprese, momenti di vita di due persone che si sono trovate e riconosciute, forti di un amore capace di esaltare le singole indipendenze e la libertà reciproca, quella libertà in grado di superare tutto, anche la morte. Trenta passi in cui tutto è rispecchiato: passione, felicità, dolore, amore, morte e soprattutto tanta vita ed altrettanta verità ed umanità. Nel dolore di Franci non ci sono scappatoie, non ci sono maschere né compromessi, ma la forza per superare il concetto di morte inteso unicamente come mancanza e giungere alla consapevolezza che, per quanto brutalmente dolorosa, la morte non rappresenti una fine. Quello che ci appartiene o ciò a cui apparteniamo, pur nel dolore della perdita, trova sempre un modo per esserci, così come l’amore dei due protagonisti non è da ricercarsi nel ricordo o nella memoria, ma semplicemente si trova su due diversi piani, apparentemente paralleli, ma in realtà in grado di incontrarsi ancora, seppur con fatica, magari proprio a quella boa dove Marti aveva promesso che ci sarebbe sempre stata, a fare da specchio a Francesco. Trenta fotogrammi raccontati con delicatezza ed umanità, grazie ad una scrittura asciutta e mai banale, che non disdegna a volte il ricorso all’ironia. Trenta capitoli che riflettono appieno la vulnerabilità e l’incertezza umana; trenta – o forse molte di più – situazioni in cui si ritrovano tutte le sfumature dell’esistenza, dalle più delicate a quelle più ispide, perché quando la vita schiaffeggia, l’unica alternativa è guardarsi dentro, dove si può trovare di tutto, anche nuove opportunità.



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