Mefisto

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Ci sono un venditore di reliquie, un giullare, un capocomico, un arcivescovo, un guardiano, un contadino, un garzone, un curato, una dama di compagnia, un generale, un poeta di corte, svariati nobili, mercanti, messaggeri e tanti altri personaggi, artigiani, mercenari, mercanti di panni, vasai, riparatori di lance, battitori di ottone, apprendisti tintori, tavernieri, donne più o meno giovani e più o meno morigerate. L’azione si svolge in Occitania, laddove ha preso piede sin dall’undicesimo secolo la lirica dei trobadori, strettamente connessa al mondo delle corti, che fa infatti del poeta un vassallo assoggettato alla dama amata, che con la sua beltà salvifica lo rende migliore, più vicino a Dio, a partire dall’anno del Signore 1229. La scena, connotata con pochi tocchi simbolici ed essenziali, come insegna Shakespeare, è divisa su tre livelli, sul fondo c’è una costruzione in forma di globo. Nella parte inferiore di essa si trova una grotta: è lì che vive Mefisto. In alto, invece, c’è il cielo. La parte anteriore del palcoscenico è il terzo livello, laddove si verificano le scene ambientate sulla terra: ci sono due prologhi, uno in terra, tra il drammaturgo, il capocomico e l'attore principale, che discutono sul valore del testo, della parola, della rappresentazione simbolica che si fa della vita e dell'arte in genere attraverso il teatro, che è astratto ma anche concreto, visto che è fatto dalle persone e per le persone, e che lì tutto è vero perché è agito, ma al tempo stesso pura finzione, e uno, per così dire, in cielo, laddove al demonio è sbarrata la strada. Per questo non gli resta che iniziare una melliflua opera di seduzione…

Leo de Berardinis, Virginio Gazzolo, Anna Mazzamauro, Gigi Proietti, Mariano Rigillo, Stefano Satta Flores, Antonio Calenda, Mario Prosperi, Vittorio Sindoni, Gabriele Lavia, Massimo Castri, Ugo D'Alessio, Pupella Maggio, Antonio Salines, Renzo Palmer, Antonello Venditti: che cosa hanno in comune questi grandi nomi dello spettacolo italiano e non solo? Di certo Guido Mazzella, con cui tutti, e l’elenco potrebbe essere ancora più lungo, hanno collaborato, sin da quando proprio Mazzella ha fondato le scuole di recitazione del teatro universitario di Roma e di Napoli: appassionato di Medioevo, sostrato simbolico, allegorico (come Dante insegna) e fondativo di molto del nostro immaginario collettivo anche contemporaneo, tempo lontano ma attualissimo che l’autore ama frequentare e rielaborare, come si vede in questo testo, racconta in maniera filosofica, laica, romanzesca, brillante, attraverso una costruzione drammaturgica solida e molto raffinata, una vicenda ricchissima di riferimenti (balza subito alla mente, com’è ovvio, il Faust) e una commedia umana intima e universale, trasversale, policroma e caleidoscopica, che sintetizza, manifesta e mette, ma senza acredine, alla berlina, le contraddizioni del nostro tempo in cui si è smarrito il senso delle priorità.

 

 


 

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