Memoriale del convento

Memoriale del convento

Portogallo, 1711. Il re Giovanni V cerca di ottenere un’erede al trono dalla regina Maria Anna Giuseppina d’Austria, che sembra essere sterile. Se la benedizione che gli hanno impartito i frati francescani porterà un bambino, allora si costruirà un nuovo convento a Mafra, piccola città a nord-ovest di Lisbona. La promessa si tramuta in breve in debito, dato che dopo nove mesi nasce la prima figlia della casa reale. Nel contempo un reduce di guerra, Baltasar Mateus Sette-Soli, torna monco della mano sinistra nella capitale: qui assistendo a un auto da fè si innamora di Blimunda (Sette-Lune), una giovane visionaria che ha ereditato capacità di preveggenza dalla madre condannata per stregoneria. L’unione dei due viene benedetta da frate Bartolomeu Lourenço de Gusmão che li protegge e li imbarca in un’impresa impossibile: costruire una macchina per volare, denominata l’uccellaccio. Ce la faranno gli amanti a realizzare il progetto del frate senza incappare in condanne di eresia?
Il mondo barocco evocato dalla penna di José Saramago si avvicina a Il nome della rosa di Umberto Eco e si contamina di realismo magico à la Gabriel García Márquez. Il romanzo intreccia storie di inquisizione, processioni, descrizioni sublimi, riflessioni filosofiche, farse e altri stili narrativi in un flusso pieno di umanità e di anima. Non spaventi il titolo: il pretesto di essere un memoriale della costruzione del convento è appunto solo un innocente trucco fra autore e lettore. In queste pagine si incontra la storia del Portogallo, con il terremoto di Lisbona, la piaga della febbre gialla e la povertà del popolo che cerca di sopravvivere ai soprusi generati dall’autorità sia essa temporale che spirituale. In più c’è la grande storia d’amore di due personaggi unici, legati da un sentimento eterno, che supera i confini della pagina e si trasforma in classico. Un libro che riassume un’epoca e che qui e là regala pagine sublimi, riuscendo a cogliere nelle piccole esperienze del quotidiano di molti secoli fa, motivi universali che ci fanno ridere, piangere e riflettere ancora oggi.

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