Memorie di Montparnasse

Memorie di Montparnasse
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John Glassco, insieme all’amico Graeme Taylor, arriva a Parigi da Montréal all’inizio della primavera del 1928. Per entrambi, intenzionati a farsi strada nel mondo delle lettere, Parigi è la meta ideale per iniziare a fare esperienze di vita. Non ancora ventenni, danno così inizio ad un’avventura che sperano possa anche diventare materiale letterario. Nella capitale francese, durante quell’ultimo scampolo di decennio, non c’è cosa più semplice di sedersi ad un bistrò o ad un cabaret e aspettare di incontrare i propri idoli e scrittori preferiti. Sono giovani e non si tirano indietro davanti a nessuna occasione che la Ville Lumière riserva loro. John, partito dal Canada con l’intenzione di diventare un poeta surrealista, cambia presto idea e decide che a Parigi deve fare in modo di vivere un’esistenza intensa per poterne scrivere un romanzo. Quello che vuole scrivere è un volume che lo renderà famoso e al quale affidarsi una volta invecchiato per tornare sempre con la memoria alla sua giovinezza, per “rivivere un periodo di grande felicità”…

Memorie di Montparnasse è, esattamente come suggerisce il titolo, un concentrato di ricordi di un periodo di tempo limitato della vita dell’autore. Come specifica John Glassco in più di un passo, i primi capitoli vennero scritti durante il soggiorno europeo dello scrittore: erano quindi ricordi in presa quasi diretta, mentre il resto del libro venne completato pochissimi anni dopo, mentre l’autore era tornato in Canada ed era in attesa di un’operazione. Il libro, a quel punto pronto, venne però messo da parte e pubblicato solo nel 1967. Giovane e di belle speranze, l’autore parte alla volta di Parigi con il sogno di entrare a far parte del circolo di espatriati illustri che la capitale francese poteva vantare, ma questo non avviene. Il nostro protagonista fa la conoscenza di molti artisti importanti dell’epoca (quasi tutti, tranne poche eccezioni, nascosti sotto pseudonimi), ma senza mai entrare nel loro mondo dorato. John e Graeme vi gravitano però intorno, ed è proprio ciò a rendere questo libro di memorie un vero e proprio reportage di un’epoca di grande fervore letterario e culturale. Sbronze epiche, relazioni poco ortodosse e viaggi in treno, senza biglietto, fanno da sfondo ai tentativi ‒ tanto reiterati quanto inconsistenti ‒ dei due giovani, che prima ancora di diventare immortali con la scrittura desiderano vivere la loro giovinezza in modo sregolato e senza costrizione alcuna. La scrittura di Glassco è fresca, puntuale e piacevole, e riesce ad intrattenere i suoi lettori con leggerezza, regalando anche aneddoti interessanti su personalità e artisti più o meno conosciuti della favolosa Parigi di fine anni Venti. E sebbene vi fu un brusco risveglio da questo sogno ad occhi aperti, per l’autore rimase comunque un dolcissimo ricordo, anche quarant’anni dopo.



 

 

 
 
 
 

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