Memorie di una cameriera

Memorie di una cameriera

Vi siete mai chiesti come dev’essere stato servire gli aristocratici di una volta? Assecondarne le stranezze, non alzare mai la voce, accettare persino che ti cambino il nome in favore di un nomignolo a loro più congeniale, meno pomposo o villano. Questo e molto altro è ciò che racconta Célestine, cameriera della Parigi del XIX secolo arrivata da poco in una proprietà di una coppia ricchissima, ma non per questo meno avida. Una proprietaria di casa che segna le tacche di vino bevute e che le rifila il pane secco come se fosse l’ultima dei randagi: questa è la vita di Célestine, ma non è l’unica che si legge tra queste pagine. Si entra direttamente nella vita di altre due donne con la D maiuscola, completamente agli antipodi, ma in un certo senso complementari: Isabella, una nobildonna del Cinquecento innamorata dei libri e della poesia – e non solo – e Santa Caterina da Siena, donna devota fino alla morte, che si auto infligge una serie di punizioni solo per essere degna di Dio. E quindi ci spostiamo da una magione in piena campagna francese a un convento in cui anche un goccio d’acqua diventa un lusso che non ci si può permettere: tre vite viste sotto la lente d’ingrandimento per coglierne dettagli e sfumature, piccolezze e ironie...

Con Memorie di una cameriera e altre commedie Dacia Maraini negli anni Novanta si mette nuovamente in gioco con le pièce teatrali, genere che la accompagna già dagli anni Settanta. Con un ritmo decisamente decrescente, che parte in quarta con la visione del mondo spumeggiante della cameriera Célestine ispirato al romanzo di Octave Mirbeau e raggiunge il linguaggio quasi biblico del testo su Santa Caterina da Siena, l’autrice ha saputo utilizzare un lessico ogni volta adatto alla situazione e alla donna descritta. In particolare, credo che il primo atto sia stato particolarmente riuscito: era come essere davvero insieme alla cameriera a commentare le stranezze della sua padrona di casa, con uno sguardo irriverente sul mondo e un’impertinenza assolutamente fuori dalle righe. Purtroppo lo stesso non si può dire del secondo e terzo atto, in cui la scrittura si fa sempre più spoglia, coinvolgendo meno il lettore rispetto alla parte iniziale. I dialoghi sono accurati, la caratterizzazione dei personaggi è minuziosa nonostante le pochissime pagine che compongono questa opera teatrale: in poche parole una, anzi tre storie che tengono compagnia al lettore, senza però richiedere una lettura troppo impegnativa. Ho trovato particolarmente azzeccata la decisione di dare più spazio alla storia di Célestine, sicuramente più dinamica e ricca di colpi di scena rispetto alle altre due donne protagoniste. In conclusione, un’opera teatrale completa e ben costruita, ma che manca un po’ di smalto nell’ultima parte.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER