Menti sospettose

Menti sospettose

È opinione comune che la nostra sia l’epoca dei complotti, ma il complottismo ha origini lontane, passa dalla Roma di Nerone per arrivare agli Illuminati di Weishaupt e ai famigerati Protocolli dei Savi di Sion, falso documento di una congiura ebraica per impadronirsi del mondo che ha prodotto il peggiore antisemitismo. Al giorno d’oggi le più ingegnose cospirazioni spuntano come funghi, dall’attacco dell’11 settembre progettato niente meno che dal governo americano alla diffusione dei vaccini assai pericolosi da parte di aziende farmaceutiche, Big Pharma su tutte, a scopo di lucro e di potere. Un conto sono i complotti storicamente documentati, un altro le teorie complottistiche. Quest’ultime non si basano mai su dati reali, sono prodotte dall’immaginazione e dagli abituali meccanismi psicologici dell’uomo che sente di essere in balia di forze fuori dal suo controllo. I teorici credono a qualsiasi trama oscura e sono convinti che le confutazioni delle stesse, anche se supportate da rigorose indagini scientifiche, siano un’ulteriore prova della loro esistenza. Ma come il complottista forma le sue convinzioni?

Siamo tutti complottisti? Forse, certo è che siamo sempre inclini a sentire odore di bruciato ovunque. Rob Brotherton, uno dei massimi esperti di teorie del complotto, nel suo saggio dimostra come il complottismo non sia altro che una creazione della nostra psiche. Dopo aver scandagliato in profondità la mentalità complottista, assai più complessa e contorta di come potrebbe sembrare all’apparenza, spiega le modalità cerebrali con cui un individuo immagina ogni tipo di misteriosa (ed inesistente) macchinazione. Se il teorico del complotto parte da una posizione archetipica manichea (bene contro male) ed eroica (l’uomo solo e perdente contro un potere forte e violento), si lascia poi andare alla propria intuitiva visione del mondo, fatta di credenze e pregiudizi incrollabili, che non coincide però con la realtà. Menti sospettose smonta ad una ad una le rotelle del processo complottista, sottolineando come sia il nostro cervello a immaginare pericolosi disegni non razionalmente verificabili. Brotherton è bravo a presentare e a spiegare concetti psicologici complicati in una prosa chiara e affabulatoria al punto che al termine della lettura del suo libro viene spontaneo porsi delle domande sulla nostra capacità di fantasticare complotti.



 

 

 

 
 
 
 

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