Mentre morivo

Mentre morivo

I Bundren, una famiglia di contadini poveri della contea di Yoknapatawpha, Mississippi veglia sugli ultimi momenti di vita della madre Addie. Il marito Anse si appresta a costruire la bara per la moglie, e i cinque figli aspettano la morte della madre. Avvenuto il fatto, i familiari si apprestano ad esaudire l’ultimo desiderio di Addie: essere sepolta nella lontana contea di Jefferson, sua terra natìa. Il viaggio della salma su un carro sgangherato sarà disturbato da un’inondazione di proporzioni bibliche, che distrugge ponti, rallenta la velocità dei cavalli e alimenta le discordie all’interno del nucleo familiare. Non solo: un ponte crollato, la gamba rotta di Cash, l'incendio di un fienile e altri episodi nefasti aumenteranno la la tragicità del viaggio. Arrivati finalmente a Jefferson, i Bundren riusciranno a seppellire il cadavere ormai in putrefazione della madre, si libereranno di Darl, il fratello reduce traumatizzato psicologicamente dalla grande guerra, mandandolo in manicomio. In più, il padre troverà una nuova compagna e la teenager Dewey Dell riuscirà ad abortire, riportando in equilibrio le dinamiche interpersonali, sconnesse dalla morte della madre...
L’odissea (il titolo del romanzo non a caso allude a un passo dal capolavoro omerico) della famiglia Bundren è narrata con la tecnica dei monologhi cara a William Faulkner. In ogni capitolo parla una persona diversa ed è difficile abituarsi a questo peculiare stile narrativo, ma dopo un po’ di pagine si coglie il potenziale di introspezione che l’autore americano eredita dal flusso di coscienza joyciano. Faulkner va a scavare infatti nei più profondi meandri della mente umana, costruendo personaggi complessi, dinamiche psicologiche al limite della pazzia e della capziosità. Il tutto è condito poi da innumerevoli simboli biblici e dagli altrettanti rimandi letterari e simbolici: gli sguardi che si intrecciano, la coralità presa in prestito dalla tragedia greca, il fatalismo della protagonista e grande assente Addie, con uno dei più bei monologhi sull’incomunicabilità dei sentimenti (dal sapore wittgensteiniano). Anche se supera di poco le 200 pagine, l’opera del premio Nobel americano è così complessa che deve essere riletta molte volte. Un esperienza per lettori ‘duri’, che cresce a poco a poco fino ad arrivare sull’olimpo dei classici.

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