Mentre Torino dorme

Mentre Torino dorme

Torino e dintorni (anche a migliaia di chilometri di distanza), febbraio 2015. Dopo tre mesi di congedo per malattia, il commissario Giorgio Paludi, cinquant’anni il giorno dei Santi, alto circa due metri, rientra al lavoro con gli onori del caso precedente, promosso vicequestore aggiunto, spinto a un nuovo incarico di responsabilità. Non se la sente, chiede di pensarci, va in aspettativa, soffre di cuore (col bypass aorto-coronatico che gli hanno messo), diventa quasi alcolizzato (di rum). È triste, irascibile, pensieroso, separato dalla moglie Lidia restata a Genova, single sporco e disordinato col gatto Scerbanenco, lontano dal figlio Michele in Erasmus, abbandonato dalla ragazzina romena Neve salvata l’anno prima, alla fine accetta. Deve collaborare a un’indagine Interpol ed Europol sulle nuove rotte del traffico degli stupefacenti (cocaina soprattutto) che sembrano incrociarsi nella vecchia capitale sabauda. La storia si intreccia con commerci e talora truffe perpetrate via mail a discapito di gente sola: avvenenti e disponibili donne dell’est Europa si dichiarano interessate a conoscersi, abbindolano uomini, inducendoli a versare denaro; oppure coppie comprano il frutto di gravidanze lontane; oppure si intensificano giri di escort con interlocutori ricchi e talvolta criminali. Risultano coinvolti altri strani personaggi: i coniugi Fabio Buongiorno (!) e Michela Buonanotte (!!) con l’agenzia “Matrioska, abbiamo una moglie per tutti, con discrezio”; tal Renzo Renna, vecchia conoscenza di folli violenze omicide; infiltrati vari come una polacca dalle mille meravigliose facce e un agente colosso legionario; ricercati di prima grandezza; gente così, in giro per il mondo…

Lo scrittore e sceneggiatore ligure Fabio Beccaccini (Imperia, 1977) prosegue nella serie poliziesca innamorata di Torino. La narrazione è in terza varia e varie sono anche le date cui si riferiscono i capitoli e gli eventi dei personaggi, non tutto risulta chiaro. Anche dialoghi (pur pochi) e vicende (pur interessanti) talora indulgono in alcuni stereotipi del genere, con lunghe descrizioni di tutto e qualche inciampo di stile. A esempio, il cadavere di Rada è un diversivo non proprio indispensabile, povera lei, comunque. Lo stesso acuto investigatore protagonista ha tic troppo noti. La vivace Martyna Nowak sarebbe stata proprio una conoscenza utile, protesi o meno. E sarà da approfondire quella con l’ancora giovane russa Natasha Natalia Alexandrovna Shilova (dai begl’occhi) e con la sua piccolina Europa, aiutate dal vecchio pappone e da un relitto dei servizi. Innumerevoli i personaggi di contorno in quel breve periodo di Carnevale. Il Traminer è ungherese, a Varsavia purtroppo si brinda a Veuve Clicquot. Riferimenti musicali sia classici con Beethoven e Franz Ferenc Liszt (è coinvolto anche un omonimo), sia affettivi con la calda voce dell’ottimo pacifista Gianmario Testa. E Paludi dalla finestra sente sempre cantare bene la prostituta Mariella, Mina o Hooverphonic.



 

 

 

 
 
 
 

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