A metà dell’orizzonte

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Svizzera francese, estate 1976. Un’incredibile ondata di caldo, una bolla anticiclonica anomala, si è appoggiata sopra l’Europa centrale, provocando una siccità epocale. L’erba puzza degli effluvi che fuoriescono dalla terra; gli steli si crepano e scricchiolano sotto le scarpe del giovane Gus Sutter e del suo lontano cugino Rudy, affetto dalla sindrome di Down. I due vivono - assieme al padre, alla madre e alla sorella di Gus - in una fattoria isolata, dove coltivano la terra e allevano polli dentro un’enorme incubatrice. La Natura sembra aver dichiarato guerra all’uomo che, in molti modi, ha cercato troppo a lungo di sottometterla e addomesticarla. Non piove più da settimane e l’uomo, senza il controllo del territorio, non è nemmeno più padrone del proprio tempo e osserva immobile la sconfitta. Allo stesso modo, la famiglia di Gus si disgrega e si polverizza sotto al sole cocente. L’affetto tra i due genitori evapora giorno dopo giorno, svanendo definitivamente all’arrivo di Cécile, amica della madre. Ciascuno vive per se stesso. La sorella Léa pensa solo alla musica; la vecchia cavalla Bagatelle sta cercando un posto dove morire e quasi non si muove più; una piccola colomba ammaestrata, forse fuggita a un prestigiatore e che probabilmente un gatto ha ferito, fa la sua comparsa alla fattoria, in un’afosa mattina di giugno. Con la sua immobilità incoerente sembra un simbolo di malaugurio e un messaggio foriero delle sciagure che si stanno abbattendo sopra la fattoria e sopra l’Europa intera…

La Natura e il Tempo si schierano contro l’uomo, che non può fare altro che restare a guardare e considerare le proprie colpe, inerme. Ciò che non scorre è destinato a morire e così il tempo, come nei fumetti a puntate di Gus, che con il loro mistero interrotto sono capaci di fermarne l’avanzata, diventa il braccio violento della Natura, come pure la pioggia che si fa troppo attendere e che poi cala sulla terra come una scure. Sopra la crosta, gli uomini annaspano simili a pesci fuori dall’acqua. La famiglia di contadini è la rappresentazione su scala ridotta della moderna civiltà che per il troppo volere, alla fine, nulla stringe. L’uomo si manifesta in tutta la sua debolezza, emblematicamente rappresentato nella famiglia di Gus. Roland Buti, al suo terzo romanzo, usando un evento meteorologico realmente accaduto, ci presenta l’uomo come un’anomalia dentro al complesso meccanismo della Natura. Non vi è pietà in nessuno schieramento dei due eserciti. Né in cielo e nemmeno in terra. Non vi è amore e anche le passioni sembrano accontentare senza riuscire a far crescere. Buti dipinge una Svizzera debole e fragile, tutt’altro che pratica e ordinata. Il romanzo sembra quindi un monito ad ampio spettro, un allarme contro l’esasperazione e il disinteresse dell’uomo nei confronti del suo prossimo e del mondo in cui vive. Nonostante sia ambientato quarant’anni fa, in un certo senso, appare come un antipasto dell’Apocalisse che potrebbe abbattersi sopra la nostra generazione e sopra quelle che verranno.



 

 

 

 
 
 
 

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