Meta-stanza - La memoria del futuro

Meta-stanza - La memoria del futuro
Diego sta dormendo quando la luce sfacciata dell'alba di Cape Town lo sorprende. Tenta invano di fare resistenza, di riabbattersi sul letto dopo una puntatina sul water, ma nulla da fare. L'unica è rifugiarsi nei ricordi, tanto vividi da sopraffarlo: i colori della Val Prino, i pomodori secchi gocciolanti d'olio d'oliva ligure, gli scogli sporchi del porto di Voltri, la nebbia sulla stazione di Bologna. La voglia di usare il data-suit vecchio e malandato che da mesi sta nella stanzina degli attrezzi agricoli a prendere polvere lo assale, assieme alla paura “di ritrovare sensi e virtual space, vibrazioni dolci”, ma soprattutto “di non ritrovare la vecchia rete, il community cyber power che fece la lotta, che cercò disperatamente di resistere”. Tutto era iniziato con l'inaugurazione della nuova stazione sotterranea a Grand Central: mentre tutti attendevano il governatore di New York Mario Cuomo, la rete ferveva di attività. Persino da Bologna Carlà saggiava la struttura e la funzionalità della stazione mediante un Simul-man sperimentale... E la bella Fusae? Diego allora aveva appena saputo che era passata all'Alleanza e lavorava per i nippo-islamici creando Kloni killer in qualche buco nel deserto...
“Islam e nuovo baricentro del potere in Asia. Ed inoltre attentato ai vertici americani. Coincidenze. Pure coincidenze”: così scrive nella sua prefazione all'edizione 2009 – pochi mesi prima della sua prematura scomparsa - Oscar Marchisio, curiosa figura di sinologo, esperto di organizzazione del lavoro e sociologo rivendicando la potenza profetica del suo romanzo. E lo fa a buon diritto, perché le Olimpiadi a Pechino, la bolla speculativa di Internet, l'avvento del capitalismo cinese e il terrorismo (nippo)islamico globale erano effettivamente previsioni tutt'altro che scontate nel 1995, anno di pubblicazione per la piccolissima casa editrice bolognese Synergon del romanzo, allora intitolato La stanza mnemonica. Ma non è solo nel gioco tutto sommato vacuo della preveggenza storica il fascino di questo oscuro capolavoro, tra i primi esempi di cyberpunk italiano. Non è un mistero per esempio che i Wu Ming lo annoverano tra le loro principali fonti d'ispirazione. Scrive Wu Ming 1 al riguardo: “Senza La stanza mnemonica, il brainstorm per la trama di Q sarebbe stato meno fertile, senz’altro deficitario. C’è molto de La stanza mnemonica dentro Q, o meglio, fuori da esso: La stanza mnemonica è il buco nero sui cui bordi concepimmo Q, è il libro che nell’estate del ’96 leggemmo e rileggemmo, declamammo, amammo”. E cosa dire della struttura asimmetrica del plot, del linguaggio talmente irto di neologismi da risultare quasi incomprensibile a tratti, della raffica ininterrotta di personaggi che appaiono e scompaiono, di sottotrame in falsa partenza? Ora che la casa editrice Socialmente lo ha ripubblicato col nuovo titolo di Meta-stanza e lo ha sottratto dal limbo degli esauriti introvabili, forse il libro di Marchisio ha perso il suo fascino maledetto, ma di certo i lettori hanno guadagnato un romanzo bizzarro e formidabile da leggere in più. 

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