Metamorfosi

Dafne, la fanciulla dall’animo acerbo e riluttante all’amore trasmutata da Apollo in una pianta di alloro, affinché un suo ramoscello possa sempre cingere la testa del dio ripudiato. Pigmalione, lo scultore cipriota che, sdegnato dei vizi delle donne, scolpisce nell’avorio la statua di una di esse talmente bella da innamorarsene e da conferirle vita con l’intervento di Venere. Adone, fanciullo di suprema bellezza mortalmente azzannato da un cinghiale, ma il cui sangue viene tramutato da una Venere disperata in anemoni. La ninfa Eco, condannata da Giunone a non poter che ripetere gli ultimi suoni delle frasi altrui per aver favorito gli amori adulteri di Giove, si consuma d’amore per Narciso fino a ridursi soltanto a voce. Mentre il giovane, dopo essersi innamorato della propria immagine riflessa da uno specchio d’acqua, muore a sua volta di consunzione e trasmigra nella forma di un fiore. Aci, ucciso per gelosia da Polifemo, viene tramutato da Galatea in un fiume che dai monti della Sicilia possa gettarsi nelle acque del mare per ricongiungersi con l’amata nereide. Centinaia di personaggi, tra uomini e dei, rivivono e trasmutano in uno stile poetico e in un gioco di forme in cui la materia mitologica prima di allora non era mai stata trattata…

Portato di preferenza verso una poesia d’amore leggera e languida, Publio Ovidio Nasone - nato a  Sulmona nel 43 a.C. e morto a Tomi nel 18 d.C, - realizza con le Metamorfosi un grande poema in quindici libri di solenne impostazione epica. L’opera, che le edizioni UTET mandano in libreria con testo latino a fronte in un corposo volume curato da Nino Scivoletto, canta circa duecentocinquanta trasformazioni mitiche di creature umane in altre forme. Una sorta di storia dell’umanità che dal caos primigenio giunge sino all’apoteosi di Giulio Cesare. Gli svolgimenti mostrano ancora una volta, nello splendore delle immagini, la consueta cifra stilistica dell’autore nel concepire situazioni e personaggi di volta in volta sempre diversi. La fantasia creatrice, che corre a briglie sfrenate tra le metamorfosi più varie e impensate, tiene avvinto l’interesse al mondo sempre perso e ritrovato del mito e della leggenda e ci consente di navigare a distanza di sicurezza dalle secche della monotonia. Il fluire delle pagine si rivela un’avvincente proliferare di racconti nei quali storie e forme umane si avvolgono a quelle divine, in un’intricata spirale di contiguità che sollecita l’immedesimazione del lettore. Perché, a pensarci bene, il successo di questo poema antico che si rinnova nel tempo, risiede nelle “metamorfosi” stesse che produce in noi che ne leggiamo il racconto e le viviamo fino alla fine, sperando che vadano o non vadano davvero come già sappiamo che andranno.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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