Metropoli

Metropoli
Berlino 1927. Sono passati otto anni dalla firma del Trattato di Versailles, ma soprattutto sono passati otto anni dall'assassinio di Rosa Luxemburg, vittima di una complessa cospirazione portata alla luce dal laconico e implacabile Kriminaloberkommissar Nikolai Hoffner, che per questo ha pagato con la vita di un amico-collega e di sua moglie. Hoffner ora vive solo, perseguitato dai rimpianti e dai sensi di colpa, anche perché i suoi due figli Georgi (16 anni) e Sascha (24) non nascondono di ritenerlo responsabile della morte della madre e - a quanto ne sa lui - non vogliono più vederlo. Con il cuore più freddo del cielo di febbraio che lo guarda dall'alto, il commissario si reca a Neubabelsberg, presso gli Universum Film Aktiengesellschaft (UFA), la Hollywood tedesca: lo hanno chiamato perché il produttore cinematografico Gerhard Thyssen è stato trovato morto nella vasca da bagno con una pistola in mano. Suicidio? A Hoffner basta un'occhiata alla posizione della ferita d'arma da fuoco sul cadavere per capire che invece si tratta di un omicidio con annesso maldestro tentativo di depistaggio. Dalle prime sommarie indagini viene fuori che Thyssen aveva una relazione con un'attricetta di nome Ingrid Volker, che pare scomparsa nel nulla. Sulle sue tracce non c'è solo il poliziotto berlinese, ma anche Helen Coyle, una disinvolta americana che sostiene di essere stata inviata dalla Metro-Goldwyn-Mayer per scritturare la Volker ma che quasi sicuramente nasconde qualcosa: la strana coppia arriva a un locale equivoco nel quale si fa sesso estremo e vengono realizzati abitualmente filmini porno anche molto violenti. In uno di questi Hoffner riconosce la Volker, sottoposta a uno stupro decisamente brutale ma soprattutto girato col sonoro. Da dove è venuta fuori questa tecnica rivoluzionaria che ancora al cinema non si è vista? La UFA è forse coinvolta in un giro di snuff movie e pornografia? Chi ha ucciso Gerhard Thyssen e perché? E cosa c'entrano con questa storia quei pazzi esaltati dei nazionalsocialisti, che stanno conquistando sempre più potere e consenso in Germania?
Il secondo capitolo della saga del Kriminaloberkommissar Nikolai Hoffner è un noir pessimista e brutale, ambientato in una Repubblica di Weimar corrotta e in piena decadenza, che sta per cadere nelle mani del nazismo come una pera matura. Stile maturo, dialoghi davvero raffinati, ambientazione fascinosa, personaggi complessi: Jonathan Rabb è davvero uno scrittore di primissima categoria, provare per credere. Certo, mettere in correlazione l'ascesa del III Reich e l'avvento del sonoro al cinema potrebbe sembrare un pretestuoso arbitrio, ma è piuttosto un'amara riflessione sul ruolo della propaganda e sul peso dei media in politica, peso del resto che Adolf Hitler e Joseph Goebbels - convitati di pietra del plot - conoscevano assai bene: "Senza sonoro, tutto ciò che hai è ombra e luce", fa dire Rabb a un suo personaggio riecheggiando il titolo originale Shadow and Light. Qui di luce a dire il vero ce n'è ben poca, ma in compenso l'ombra abbonda: e tra un cameo di Peter Lorre e uno di Fritz Lang e sua moglie Thea von Harbou, mentre sullo sfondo il marciare ritmico delle camicie brune si fa sempre più incombente, un poliziotto tormentato cerca di affogare nel lavoro le sue terribili angosce e scoperchia un verminaio di congiure che porta dritto dritto alla catastrofe della guerra. Riuscirà a stopparle in tempo? No, non aprite i libri di Storia: sono pieni di spoiler.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER