Mezzo secolo di Fiume

Mezzo secolo di Fiume
L’evoluzione della città di Fiume dall’inizio del ‘900 fino al 1945 dal punto di vista culturale ed economico. “Un’amalgama di modelli”, per l’esattezza quattro: l’autonomismo, l’irredentismo, il sindacalismo rivoluzionario e il fascismo di frontiera. Questo piccolo centro portuale, pur dipendendo dall’Impero austro-ungarico, ha mantenuto uno status di città libera, che gli ha consentito nei primi anni del ‘900 di raggiungere la floridezza economica. Non a caso, un’importante associazione come la “Dante Alighieri”, nata con lo scopo di difendere il nostro idioma nei territori dell’Impero asburgico abitati da italiani, cerca di salvaguardare l’italianità dalla presenza slava sotto il profilo culturale, pedagogico e linguistico, ma non sotto quello politico. L’assenza di quest’ultimo elemento porta alla nascita di un irredentismo particolare, diverso da quello fortemente nazionalistico ed annessionistico che si può rilevare contemporaneamente in altre parti dell’Impero. Il panorama cambia con la prima guerra mondiale. La città conosce una profonda crisi economica, che continua nell’immediato dopoguerra con l’occupazione della stessa dalle truppe “irregolari” di D’Annunzio...
Mezzo secolo di Fiume è il primo volume della nuova collana “I fatti e la storia” della casa editrice Cantagalli. Si tratta di un progetto editoriale che vuole mettere al centro del dibattito culturale la storia dell’800 e del ‘900 dell’Italia e non, con opere caratterizzate dal rigore scientifico della ricerca, ma anche da uno stile narrativo e accattivante. Spesso oggi il discorso storico è ridotto a consumo televisivo nazionalpopolare o a prodotto localistico quasi invisibile e non sempre seriamente documentato. L’obiettivo della Cantagalli è invece di ricollocare questa “scienza” nella sua giusta dimensione intellettuale. Se il buongiorno si vede dal mattino l’iniziativa fa ben sperare per il futuro. Il libro di Giuseppe Parlato, professore ordinario di Storia contemporanea della Libera Università “S. Pio V” di Roma, è coinvolgente ed interessante. Pur affrontando argomenti non semplici, usa uno stile lineare e chiaro, che trasforma la vicenda di Fiume in un affresco appassionato. Fiume, nella prosa di Parlato, diventa un grande palcoscenico, sul quale i vari personaggi, D’Annunzio, Nitti e Giolitti, recitano la propria parte, senza accorgersi di quanto stia veramente accadendo: la fine dello Stato liberale. L’unico a rendersene conto è l’uomo nuovo: Mussolini. Con l’avvento del fascismo la città, nel 1924, viene annessa all’Italia. Dopo i difficili anni ’20, Fiume assisterà ad una notevole ripresa, dovuta soprattutto alla scelta autarchica del regime, al punto che si parlerà di “miracolo economico”. Non solo, con la seconda guerra mondiale, entra in possesso, grazie all’attacco italiano alla Jugoslavia, di quel retroterra considerato decisivo per il suo sviluppo commerciale ed economico. Le cose, come sappiamo, non andarono così ed ora Fiume non appartiene più all’Italia ma alla Croazia. In Mezzo secolo di Fiume Parlato dà un quadro esaustivo della parabola novecentesca della città e della sua gente. È un saggio molto documentato, rigoroso nel metodo, scritto in una prosa calda e allo stesso tempo misurata e trasparente. Fiume nel suo racconto diventa simbolo del difficile trapasso tra L’Europa di ieri e l’Europa di oggi, e ci ricorda che quanto le è successo riguarda tutti noi, più che mai in questi ultimi tempi.

 

 

 
 
 
 
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