Mi chiamo...

Mi chiamo
“L’invidia. L’invidia è questo. Sapere che c’è chi è molto meglio di te. Allora non cerchi di essere come lui, meglio di lui. Perché vorrebbe dire mettersi in gioco. Vorrebbe dire provarci davvero. Allora ti accontenti di annientare lui, quello più bravo di te, cerchi di cancellare il suo esempio dal tuo resoconto esistenziale, ti racconti che no, le cose non stanno come stanno, ti dici che il più bravo di tutti sei tu ed è possibile dimostrarlo. Lo puoi fare. Impegnandoti a eliminare chi è più bravo di te”. La voce di Mia Martini, una delle più grandi interpreti della canzone italiana, racconta le sue ultime ore vissute in completa solitudine vittima di un mondo ingrato che le sta rubando la vita minuto dopo minuto. Mia, autoreclusa in un piccolo appartamento nella provincia di Varese, fa i conti col suo passato fatto di successi e gli ultimi anni precipitati in un'oscurità che nessuno si sarebbe mai immaginato, cercando di fuggire dalle infinite dicerie infami che la perseguitano da tempo. La sua colpa sarebbe quella di “portare sfortuna”: da questa “fama” di jettatura - sulla quale all'inizio la cantante ha provato a scherzare o per la quale ha finto indifferenza - piano piano si è aperto un baratro che l'ha portata ad essere una donna senza più nessuna speranza di riscatto, distrutta dallo stesso ingranaggio dello spettacolo che l'aveva resa grande. Nessuno l'ha più voluta per un concerto, gli archivi televisivi cancellano le sue apparizioni ai festival, i suoi colleghi disertano le manifestazioni dove era invitata, i pochi amici faticano per riuscire a trovarle uno spazio, i discografici non ristampano i suoi dischi. E così, tra debiti e dolori, il cammino di Mia Martini, giorno dopo giorno, diventa impossibile. Della ragazza abituata a cantare nel sole del Sud non resta nessuna traccia. Al suo posto un fantasma, geograficamente collocato nelle nebbia della Lombardia, che prova a risorgere di fronte a un mondo sordo e ostile, fino ad incontrare la fine e lì la vera, definitiva solitudine…
Aldo Nove, la voce migliore della nostra letteratura contemporanea, torna con un romanzo che è al tempo stesso una delicata lirica di addio alla memoria cantante. Nove, che ci ha sempre abituato a una prosa potente fatta di estrema sensibilità (sensibilità che ha reso immortali opere come La vita oscena, La più grande balena morta della Lombardia e Amore mio infinito), riuscendo ad entrare nell'anima del lettore come una lama di un coltello, con una perfetta mimesi ci regala il suo lavoro più profondo e struggente diventando lui stesso Mia Martini, raccontando in prima persona il dolore e il rifiuto che questa donna è stata costretta a subire. Con la sua scrittura Nove non fa sconti a nessuno, non perdona nessuna superstizione, anzi racconta momenti intimi che raggiungono la più alta filosofia del vivere, creando al tempo stesso un romanzo destinato a restare nel tempo a testimonianza della bassezza degli uomini e della grandezza di un'artista che come unica colpa ha avuto quella di essere unica, con un talento da far paura all'intero universo.

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