Mi chiamo Irma Voth

Mi chiamo Irma Voth
C’è un campo sterminato di granoturco, in culo al mondo, nel deserto del Messico. Lì prolificano i serpenti, la polvere soffia dalla terra  e la stagione delle piogge sembra alquanto stitica. In mezzo a quel nulla, spuntano tre casupole. In una abita Irma, emarginata dalla famiglia e dalla rigida comunità mennonita, che non le hanno perdonato il matrimonio con un tale Jorge, trafficante di erbe sospette. Nell’altra vivono i suoi: padre padrone, mamma servile e una ciurma di fratellame e sorellame. Irma, l’esiliata, sta giusto badando alle vacche, come al solito, e sempre come al solito, sta domandandosi se tornerà anche stavolta il suo Jorge, che coltiva l’insana abitudine di scomparire e di ricomparire come se niente fosse… quando arrivano. Arrivano chi? Quelli della troupe cinematografica di Diego, il regista a caccia di gloria, che proprio in quel del Chiuhuahua ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, realizzando il sogno di un film sui mennoniti. Il silenzio si rompe. Il cielo si squarcia. E l’armata di attori, cameraman e brancaleoni di ogni genere e sorta, si insedia in pianta instabile nella terza casa, un tempo occupata dagli zii di Irma. Chi sono ‘sti tizi, che manco parlano la stessa lingua, girano nudi e fanno un baccano della malora? In che modo reagirà la tribù dei fedeli, appena si troverà faccia a faccia con quei “matti”? E Irma, come la mettiamo con la bella Irma, sola e abbandonata, in procinto di essere sfrattata, senza lavoro, e, guardate caso, poliglotta? Resisterà alla tentazione di curiosare tra quella masnada di artistica carne umana? Quale sarà infine il suo destino? Forse quello di restarsene a mungere mucche, attendendo paziente il suo sposo, assente ingiustificato… Oppure improvvisamente si sveglierà e sceglierà di prendere il toro per le corna?..
Delizioso. Un libro delizioso, direttamente dal Canada (perché canadese è l’autrice). In oltre duecento pagine, leggo quello che mi piace rinvenire nella scrittura femminile: una storia fresca, diversa, scritta con uno stile fluido, personale e con un’ironia che sa pungere, con intelligenza. Scopro un personaggio, anzi più personaggi, che dei luoghi comuni se ne fregano e creano invece luoghi propri, francamente originali, divertenti. Irma, la grande, per esempio, scorge per la prima volta in vita sua il mondo e mica ci pensa su due volte: un po’ per disperazione, un po’ per speranza di sopravvivenza decide di conquistarselo. Per conto suo, senza chiedere l’aiuto di nessuno. Che forza, che volontà di rifarsi contro tutto e alla faccia di tutti. Donna stereotipizzata dalla società patriarcale che l’ha voluta casta, pia, fedele, bella e zitta, suo bengrado, impara a uscire dal guscio e a costruirsi un’identità, a partire dalle parole. Le stesse parole che le sono state a lungo negate. Quelle con cui sarà capace di ribaltare e riabilitare la sua esistenza (e non solo la sua), in nome del diritto alla libertà che le spetta e alla quale non intende rinunciare. 

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