Mi manchi

Mi manchi

Bologna. È l’inverno più caldo degli ultimi settant’anni, o almeno così dicono alla tivvù. “Mi sono sempre chiesto chi abbia mai conservato i dati delle temperature del tempo passato”. È sabato, è un inverno caldo, e Massimiliano sta aspettando che arrivi Lucia per cena. Lucia è la donna che ama da diciassette anni, anche se da otto non stanno più insieme. Il primo bacio con Lucia se lo sono dati dopo aver sfogliato un album di foto: immagini in bianco e nero e altre con i colori saturi e in mezzo le parole e alla fine il bacio. È forse per questo che quando Lorenza gli propone di lavorare a un libro fotografico che raccolga i suoi ritratti, Massimiliano le risponde di stare pensando a un progetto diverso che gli gira in testa da un po’. “Ed ora eccomi qui a mettere tutto in ordine”…

L’album di famiglia. Per sapere chi abbiamo davanti, quando conosciamo qualcuno, o per fargli vedere da dove veniamo e (soprattutto) per capire se c’è la possibilità di andare per un po’ nella stessa direzione un album di famiglia lo abbiamo sfogliato tutti. Vengono meglio le parole se si appoggiano a un paio di occhi in bianco nero che ci guardano da una foto. Capiamo meglio se possiamo dare subito un volto alle persone che ci vengono raccontate. “Sono il nipote di Gigi e della Nanna”: Massimiliano Capo apre il suo racconto autobiografico così. Non si definisce figlio ma nipote. Le sue radici affondano ben più profondamente in quei legami lì. La nonna Nanna “sapeva dire le cose, e io la capivo e lei capiva me. Mi raccontava le sue e io le raccontavo le mie e lei sorrideva e con quel sorriso sereno dava un posto ad ogni cosa detta”. Continua a sfogliare le foto del suo album di famiglia davanti a noi, come se fossimo noi Lucia, in quella stanza, almeno 17 anni fa. Il suo “maldestro tentativo di fermare il tempo” riesce perfettamente: chiunque abbia avuto l’occasione (o l’avrà) di leggere queste pagine rimarrà sospeso in uno spazio e un tempo indefinito che è quello dei ricordi che si alternano al presente della vita dell’autore. Dall’Enciclopedia Conoscere, grazie alla quale (o per colpa della quale?) Massimiliano era il più bravo della scuola, a quelle giornate tipiche della infanzia e della vita familiare scandite “da orari sempre uguali: per il pranzo, per la cena, per il riposo pomeridiano. Ogni attività aveva il suo tempo e solo quello”. Rituali immutabili che ci ancorano al suolo, le nostre radici, che ci definiscono e ci aiutano a definirci. Chi è quindi Massimiliano Capo? Il nipote di Gigi e della Nanna, certo, un fotografo e, senza dubbio, uno scrittore.



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