Mi ricordo

Mi ricordo
“Mi ricordo di aver imbrogliato facendo un solitario”. “Mi ricordo molti settembre”. “Mi ricordo che per una recita dipinsi un fondale di mattoni. Li dipinsi scrupolosamente uno per uno. Mi venne in mente dopo che avrei potuto dipingere tutto di rosso e aggiungere solo le righe bianche”. “Mi ricordo che delusione quando scoprii il significato di «bastardo». Mi aspettavo ben di peggio”. “Mi ricordo quando decisi di farmi prete. Non mi ricordo quando decisi di non farlo”. “Mi ricordo di aver sentito raccontare perché Johnny Ray fosse tanto infelice ma non mi ricordo cosa raccontassero”. “Mi ricordo il rumore delle carte di caramella quando non vuoi fare rumore”. “Mi ricordo che cercavo i quadrifogli, ma poi mi stufavo”. “Mi ricordo che quando ero molto piccolo dissi a un adulto che da grande volevo fare il pompiere o il cowboy ma non ricordo di averlo mai desiderato davvero”. “Mi ricordo com’è vuoto il giorno di Natale dopo aver aperto i pacchetti”...
Pubblicato per la prima volta negli Usa nel 1975, Mi ricordo è una raccolta di quasi millecinquecento aneddoti personali che si sviluppano nel giro di una frase o due. Si potrebbe pensare che un libro così inciampi sulla nostalgia in rilievo o segua sentieri già battuti da altri o, ancora, che siano troppo in risalto i fatti privati. Tutto ciò però non accade in Mi ricordo: Joe Brainard non vuole né far risplendere gli anni trascorsi né mettere se stesso al centro dell'opera, ma va in cerca di quel filo sottilissimo che unisce le persone, a cui però ognuno sta appeso a suo modo. Gli argomenti variano – l'infanzia, le festività, il cinema, alcuni oggetti, la sessualità, il cibo – ma quasi sempre a venir raccontati sono momenti di solitudine o imbarazzo, stralci di vita che forse andrebbero confessati solo alle persone con le quali si è davvero intimi. Per mostrare l'essenza più profonda dell'essere umano, però, Brainard si rivela a chiunque e ripetendo paragrafo dopo paragrafo l'anafora di “Mi ricordo” ci accompagna in una dimensione altra dove si ritrova quel che pensavi di aver dimenticato: la prima volta che si è sentito il gorgoglio della propria pancia, “i pelucchi di carta sui jeans”, “le coloratissime perle di bagnoschiuma e le righe di sporco nella vasca” e molto altro. Dopo aver letto Mi ricordo Georges Perec ha scritto il suo Je me souviens e chissà in quanti altri hanno stilato la propria lista di ricordi partendo da qui. Forse anche Paul Auster, autore di una densa prefazione nella quale, tra le altre cose, racconta che Brainard disse: “Penso anche che questo libro parli di tutti quanti, oltre che di me. E questo mi piace. Cioè, mi sento come se fossi tutti. Ed è una bella sensazione. Non durerà, ma me la godo finché posso”. Invece dura, ogni volta che si legge Mi ricordo: pagine delicate, come un'immagine senza tempo ma dai contorni familiari.

 

 

 
 
 
 
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