Mia sorella è una foca monaca

Mia sorella è una foca monaca
L'anonimo protagonista comincia le sue mirabolanti gesta menando le mani in una zuffa nel cortile della sua scuola, mandando prima al tappeto e poi all'ospedale il suo temutissimo e riveritissimo rivale d'amore. Ma la bravata si rivelerà - neanche a dirlo - il suo primo punto di non ritorno. Non solo infatti non riuscirà ad avvicinare il cuore dell'amata Elena al suo di un millimetro, ma verrà immediatamente utilizzata dall'arcigno preside come ottima scusante per una mega-sospensione esemplare. Siamo nel 1989, a Berlino viene giù il muro e insieme ad esso un pezzo di storia mondiale. Al Nostro sedicenne vien giù invece in tutta la sua sfacciata evidenza, la durezza della vita che inesorabilmente da adesso in poi prenderà, volente o nolente, a pulsargli intorno. In famiglia infatti si addensano grosse nubi cariche di succulente novità. Il padre, caustico semi alcolista, dopo aver assistito inerme alla fuga della moglie con un benzinaio poco più che maggiorenne e alle conseguenti chiacchiere da gossip di terz'ordine che la fuitina ha generato, sembra finalmente aver ridato dignità al suo cuore. La prescelta è Virginia, quarantenne dalle idee chiare, già pronta armi e bagagli a insediarsi nel nucleo familiare. La Thatcher dei codici a barre, la definirà presto il nostro giovane protagonista, ponendosi subito di traverso fin dalle presentazione della loro cena di conoscenza. Ma non è tutto. Il ragazzo scopre presto che sua sorella tutto casa e chiesa, la foca monaca che dà il titolo all'opera, è in realtà pappa e ciccia con un - per lui - troppo educato e perbene studentello di scienze politiche, a cui non ha nessuna intenzione di concedere un solo metro di campo in casa sua. Ma sopratutto il carattere finto arrogante del Nostro sarà messo a dura prova dall'incontro casuale e violento con Chiara, la bella commessa del reparto gastronomia di un supermarket, che da lì in poi scandirà di miele e fuoco le sue sempre più ricche giornate...
Esordio col botto per il trentaseienne Christian Frascella, già blogger conosciuto dagli internauti grazie al suo Fuochi di Sant'Elmo. Giuseppe Genna, suo pigmalione, ha paragonato il sedicenne protagonista addirittura alla più nobile tradizione letteraria dei perdenti di talento che vanno dal Giovane Holden a John Fante. Giura che sentiremo parlare ancora di lui, e non si fa fatica a credergli. Non che ci si trovi di fronte ad un capolavoro narrativo, intendiamoci. Ma sicuramente Frascella ha saputo sfruttare in maniera magistrale l'abusatissimo romanzo di formazione, creando una struttura capace di legarci indissolubilmente ai suoi personaggi, facendoceli alla fine perdutamente amare. Persino l'imbronciato e bofonchiante protagonista, che pure fa di tutto per rendersi arrogante e antipatico ai nostri occhi, riuscirà a conquistarci grazie alla sua tenera e disarmante umanità. Una lettura leggera, sempre sostenuta da un buon ritmo, forse solo eccessivamente occhieggiante ad alcuni luoghi comuni e stereotipi letterari nella prima parte, capace tuttavia di regalarci, via via che si procede nella lettura, tutta la gamma possibile di sfumature e tonalità emozionali.

 

 

 

 
 
 
 
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