Michael mio

Michael mio
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Gerusalemme, anni ‘50. In una grigia mattina d’inverno, la ventenne Hannah – un vestito di lana azzurra fatto a mano dalla madre – inciampa scendendo le scale del collegio Terra Sancta, dove frequenta il primo anno di università. Letteratura ebraica. Una mano sconosciuta la afferra appena in tempo, sostenendola e impedendole di cadere. La mano appartiene a Michael Gonen, studente di geologia al terzo anno. Lui invita Hannah a prendere un caffè al bar dell'università, lei accetta. Quella sera stessa i due si rivedono per un altro caffè, stavolta in un altro bar. L'inverno imperversa furioso a Gerusalemme: pioggia forte, raffiche di vento, freddo penetrante. Dopo quella sera, Hannah e Michael continuano a vedersi e a poco a poco scoprono molte cose l’uno dell’altra: lei è orfana di padre – la persona che più ha amato al mondo – e sua madre e suo fratello vivono insieme in un kibbutz; lui invece è orfano di madre, è figlio unico ed è circondato da uno stuolo di zie paterne che hanno molto a cuore la sua carriera universitaria e la sua realizzazione personale. Pochi mesi dopo il loro primo appuntamento Hannah e Michael convolano a nozze. Le zie di lui non ne sono affatto contente, così come non sono affatto contente quando i due sposi annunciano di aspettare un bambino. Per Hannah inizia una nuova vita: abbandona l’università, che pure le piaceva tanto, e si dedica alla casa, al marito e al figlio, sprofondando in un cupo malessere e in una depressione opprimente...

Era un giovanissimo e non ancora famoso Amos Oz quello che pubblicò nel 1968 il romanzo tutto al femminile Michael mio. L’autore racconta di averlo scritto di notte, chiuso in bagno, dopo che la moglie e le figlie erano andate a letto. Si sedeva sul water, si piazzava sulle ginocchia un volume di riproduzioni di Van Gogh e ci appoggiava sopra il quaderno. Poi accendeva l’immancabile sigaretta e scriveva come un ossesso per due o tre ore. Il personaggio di Hannah lo tormentava, e lui non poteva fare a meno di assecondarla. Da quelle fumose e compulsive nottate è uscito fuori un romanzo amaro e potentissimo. Anche se molto giovane, l’Amos Oz di Michael mio riesce a penetrare con vivo realismo e scioccante lucidità nella psiche turbata di una donna alle prese con l’arida quotidianità di un matrimonio naufragato forse ancora prima di cominciare. Sullo sfondo si staglia una Gerusalemme austera e squallida, cupa e grigia anche nella bella stagione; una Gerusalemme inquietante, sinistra e torva, che rispecchia appieno –e, anzi, spesso acuisce –il male di vivere della protagonista. Una storia delicata, dolce e amara allo stesso tempo. Sarà difficile non entrare in empatia con la triste Hannah.



 

 

 

 
 
 
 

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