Michele e l’aliante scomparso

Michele e l’aliante scomparso

È cominciato tutto davanti a quella vetrina. Appena Michele lo aveva visto, con quelle grandi ali, così diverso dagli altri, aveva deciso che sarebbe stato suo. Così lo aveva mostrato a Beba e Fabio, i suoi migliori amici, mentre ancora faceva bella mostra nel negozio di ferramenta della vecchia Lena. Che tutti a Vallascosa chiamano ancora così anche se ormai dentro non c’è più lei e, in realtà, nessuno sa nemmeno dove sia finita. Aveva anche detto che suo padre glielo avrebbe comprato ma i suoi amici avevano ridacchiato scettici, e non avevano torto. Figuriamoci se suo padre – anche a trovarlo sobrio – gli avrebbe mai dato i soldi per comprare quel piccolo e bellissimo aliante. E così Michele adesso sta rovistando nel mobile a cassettoni della camera da letto dei suoi genitori per prendere il denaro necessario. Michele è un dodicenne tranquillo e non ha mai fatto niente del genere, ma dal momento in cui ha visto quell’aliante con quello strano muso e quelle belle ali che lo distinguono dai velivoli degli altri ragazzi, ha saputo con certezza che se lo avesse fatto volare alla spianata del Contrario gli avrebbe regalato tante vittorie nelle gare con i suoi amici. Ed è proprio quello che succede. Si era preso un bello spavento quando, con soldi stretti nel pugno affondato nella tasca, era andato a comprarlo. L’aliante non era più in vetrina, ma poi stranamente il proprietario, richiamato da una voce sottile e bisbigliata dal retrobottega, ne era poi uscito tenendolo trionfalmente tra le mani. Certo a Michele era sembrato un po’ diverso, aveva strani disegni sulle ali come fosse il piumaggio di una poiana, ma non se ne era preoccupato più di tanto, né della misteriosa ricomparsa dell’aliante, né della strana voce, né dei misteriosi disegni. A parte tenere nascosto l’aliante in una vecchia proprietà di famiglia e sperare che suo padre non si accorga del piccolo furto, Michele infatti, in questo momento, ha ben altre preoccupazioni. I genitori litigano più del solito, sua madre appare spaventata da qualcosa di terribile, suo padre torna a casa sempre ubriaco e lo guarda in maniera strana; lui sente di essere al centro di qualcosa di brutto ma non riesce a capire cosa. Ha anche sentito una parola, “la muta”, e non sa cosa significhi, ma sa bene invece di dover scappare da suo padre e che non deve accompagnarlo lì dove da qualche tempo insiste a volerlo portare. Anche sua madre gli ha raccomandato di non andarci per nessun motivo. Possibile che suo padre voglia fargli del male? Perché sua madre è terrorizzata? E dove è finito l’aliante, ormai soprannominato Poiana, scomparso in cielo senza lasciare traccia durante un formidabile volo?

Maurizio Cometto, autore di punta del panorama italiano del fantastico, scrive – come molti suoi illustri colleghi da Isaac Asimov ad Aldous Huxley – un romanzo che sembra avere come destinatari privilegiati i giovani lettori che appartengono a quella fascia dai labili confini tra la fanciullezza e l’adolescenza; e tuttavia un romanzo che, certamente, non dispiacerà affatto anche agli adulti appassionati del genere, e non solo. La storia di Michele, eroe suo malgrado, prescelto e destinato ad un compito difficile che richiede coraggio, determinazione e senso di giustizia, è a tutti gli effetti un romanzo di formazione. La “missione” del ragazzino, infatti, al di là delle avventure che si trova a vivere, coincide con l’affrontare le proprie paure non tirandosi indietro davanti alle difficoltà e alle responsabilità, e con l’agire quando è necessario farlo e non soltanto per il proprio esclusivo bene: in una parola si identifica con la crescita, possibilmente destinata a renderlo un adulto consapevole e perbene. In sostanza, quindi, sembrerebbe trattarsi di un plot non troppo originale, se non fosse che la storia di Cometto, pur mantenendo intatti alcuni schemi classici e topoi di genere – l’elemento naturale con forte valenza salvifica, i legami familiari e amicali come prezioso punto di forza da non smarrire mai, il Male da sconfiggere soltanto con il Bene, la manichea distinzione tra giusto e sbagliato – è ricca invece di atmosfere suggestive e originali. Originale, ad esempio, è certamente la scelta di tipizzare il mondo parallelo a quello di Vallascosa, Valframés, nel quale si svolge la “missione” di Michele, con una lingua che si rifà alle radici piemontesi dell’autore, un dialetto musicale ed evocativo, comunque mai problematico per il lettore. Questo elemento dialettale, che è sempre cuore profondo di una terra, pare servire a sottolineare la condizione “primigenia” e innocente dei bambini, i Mnis (che in piemontese significa “scarti”). A Valframés, nel mondo parallelo dove il Male ha confinato la loro parte infantile e buona perché considerata inutile e dannosa nel mondo adulto, per una terribile maledizione alle cui origini occorre risalire perché si possa annullare, è rimasta appunto l’essenza dei bambini che la “muta”, come un crudele setaccio, ha separato dalla parte adulta per rimandarli a Vallascosa incattiviti e inariditi. Per spezzare questo ciclo occorre dunque – come nelle migliori favole ‒ un innocente coraggioso, una sorta di Parsifal moderno, guidato da un adulto saggio (non a caso la nonna; alle sue nonne, per altro, Cometto dedica dolcemente il romanzo) rimasto immune dalla maledizione. A questo proposito sarebbe interessante sapere se il fatto che le bambine siano in minima parte interessate dalla muta sia un retaggio del carattere un po’ maschilista della cultura contadina che caratterizza l’ambientazione, se invece riconosca una specie di superiorità al femminile o se, più banalmente, si tratti di un semplice espediente narrativo. L’equilibrio deve tornare, le due anime dei ragazzini devono tornare una e ricongiungersi, ma alla fine del romanzo la storia di Michele non si conclude; questo, infatti, è soltanto il primo volume di una trilogia della quale attendiamo con interesse gli sviluppi. Tema classico, narrazione originale, personaggi ben delineati e paesaggi (c’è anche in questo tanto Piemonte) molto ben descritti: questi i punti di forza del romanzo di Maurizio Cometto. Intrigante anche la scelta di colmare e completare gli episodi del passato o gli eventi successivi ai fatti raccontati attraverso l’espediente delle pagine di diario o delle lettere che rende la narrazione più articolata e la lettura più divertente. Finalista al Premio Odissea 2016, Michele e l’aliante scomparso è un libro da regalare ai ragazzi che si affacciano all’adolescenza, ma di certo è consigliato anche agli adulti che vogliano ricordarsi quanto sia importante mantenere o recuperare la propria parte più innocente, quella che la vita, spesso brutale proprio come la “muta”, ci fa smarrire da qualche parte tra i meandri delle difficoltà e delle preoccupazioni quotidiane.



 

 

 

 
 
 
 

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