Michele Strogoff

Michele Strogoff

Michele Strogoff, corriere dello Zar Alessandro II di Russia, viene inviato in missione a Irkutsk, capitale della Siberia occidentale. Si tratta di un compito molto importante: egli deve avvisare il Granduca, fratello dello Zar, dell'imminente arrivo di un grande esercito di Tartari guidato da Ivan Ogareff, ex ufficiale dell’esercito zarista in cerca di vendetta, e dal feroce Feofar Khan. Nel viaggio fra Mosca e Irkutsk, Strogoff incontra due cronisti di guerra stranieri, Harry Blount e Alcide Jolivet. Ma, soprattutto, conosce Nadia Fedor. La ragazza, che viene dalla Lettonia, è diretta in Siberia per ricongiungersi con il padre, esiliato in Siberia per ragioni politiche. I due decidono di continuare insieme fingendosi fratelli per ingannare il nemico. Vengono, però, catturati dai tartari e imprigionati. Strogoff viene anche riconosciuto da Ogareff, che gli sottrae la lettera per il Granduca. Tuttavia, egli riesce a fuggire dall’accampamento fingendosi cieco e a continuare la sua missione. Irkutsk è una città ormai sotto assedio, Ogareff è riuscito a infiltrarsi fingendosi proprio Michele Strogoff. Il suo piano è avvicinare il Granduca per ucciderlo...

Pubblicato per la prima volta nel 1876, questo romanzo vanta numerosi adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi. Dal 1880, anno del primo adattamento teatrale curato dallo stesso Jules Verne, al 1975, anno del famoso sceneggiato co-prodotto dalla RAI (poi rifatto nel 1999), fino al film a cartoni animati del 2004, la storia ha ispirato diversi registi e sceneggiatori. Esiste perfino un gioco da tavolo creato nel 2017 da Alberto Corral (Michael Strogoff, Devir 2017). A buon diritto, quindi, può definirsi uno dei romanzi più fortunati di Verne e fra i suoi più conosciuti. Eppure, il romanzo non è certo fra i più complessi e impegnati. Non si parla di tematiche sociali e perfino il rapporto complesso fra società e tecnologia, esplorato da Verne a più riprese e da diverse angolazioni, qui è del tutto assente. Anzi, la società europea occidentale altamente tecnologizzata qui sembra essere lontana anni luce, rappresentata solo indirettamente dalle figure dei due cronisti stranieri Blount e Jolivet. Al centro degli eventi stavolta è l’uomo, le sue capacità individuali in contrasto con una natura ostile. Strogoff è la personificazione dell’eroe del Novecento: determinato e, per usare un termine anglosassone, self confident. La piena e pacata coscienza delle proprie capacità, la fredda fiducia incondizionata nelle proprie qualità individuali (Verne lo definisce “coraggio senza collera degli eroi”). Un tratto tipico dei protagonisti verniani (basti pensare a Nemo), ma che ritroviamo anche in molte storie di autori successivi e assai distanti. Pensiamo alla figura dell’ingegnere dai nervi saldi capace di superare ogni difficoltà, il pioniere dello spazio reso famoso da autori quali Heinlein, Asimov, Simak, Williamson, fra gli anni venti e quaranta del Novecento. Basta sostituire le vastità del cosmo o gli scenari alieni alle fredde steppe siberiane.



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