Michelle Obama

Michelle Obama
Michelle La Vaughn Robinson Obama nasce nel 1964 a Chicago, in un quartiere operaio e prevalentemente nero, dove la sua famiglia vive in affitto in un appartamento con una sola camera da letto. Il padre, Fraser, lavora nel locale caldaie dell’impianto di purificazione delle acque della città, mentre la madre, Marian, rimane a casa con lei e il fratello maggiore Craig. Una famiglia tanto semplice quanto consapevole del fatto che solo lo studio potrà permettere ai figli il riscatto sociale. Per questo, Michelle trova un grande appoggio nei genitori quando decide di iscriversi a Princeton e successivamente di entrare alla scuola di specializzazione in Legge di Harvard. Un percorso brillante, il suo, fatto di ambizione ma anche di costante attenzione alla comunità afroamericana (la sua tesi di laurea si intitolava “I neri di Princeton e la comunità nera”), fino al lavoro presso il prestigioso studio legale Sidley & Austin, dove le affiancano un promettente stagista, l’uomo che le cambierà la vita e che di lì a poco travolgerà la politica americana, Barack Hussein Obama. Ma il suo cammino professionale non si arresta di fronte ai guadagni e al successo: Michelle cerca altro e sperimenta una serie di incarichi nel servizio pubblico, animata dalla volontà di mettere a disposizione dei meno fortunati tutta la sua competenza e la sua grinta. Doti che la signora Obama ha messo in luce negli anni nel ruolo di moglie prima, poi di madre delle piccole Malia e Sasha, poi ancora come first lady, “quintessenza della storia americana” in quanto emblema di un Paese che torna a sperare e a credere nel sogno. E’ lei la roccia del Presidente, lei che con il suo humor riesce ad alleggerire anche le situazioni più pesanti ma che non mette mai da parte il suo carattere deciso, quel piglio che le permise ad esempio di barattare la candidatura alle presidenziali con la rinuncia di Barack a fumare...
E’ un ritratto entusiasta quello tracciato da Elizabeth Lightfoot, giornalista freelance a lungo inviata della Associated Press, un’autentica dichiarazione d’amore verso una donna che incarna perfettamente eccezione e normalità (nella prefazione Concita De Gregorio riconosce che la biografia della Lightfoot “non si può definire critica, la adora”). Una ricostruzione giornalistica efficace in cui c’è spazio per il racconto delicato e toccante delle origini della first lady, per un doveroso approfondimento sulla Michelle moglie e madre, ma anche per gli inevitabili confronti sul piano del look con le first lady che l’hanno preceduta. Fin dalle prime pagine, il racconto è costellato di riferimenti al presente di Michelle Obama, al suo ruolo attuale, quasi a voler sottolineare continuamente come la donna che è oggi si sia costruita attraverso una vita intensa. Dalla bambina del sobborgo di Chicago alla donna della Casa Bianca il passo non è certo stato breve, ma le basi, Michelle le ha sapute porre nel migliore dei modi. E la sua storia e quella del marito sono qui a ricordare, come riferisce una ragazzina incontrata da Michelle in un parrucchiere della Carolina del Sud, che se Barack è diventato Presidente, “allora vuol dire che anche io posso pensare di fare qualsiasi cosa”.

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