Midnightwalker 2010-2013

Midnightwalker  2010-2013
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“Davanti la strada/grigia piena di buche,/dietro c’è solo il passato/che a volte t’insegue come un/lupo affamato”. Potrebbe essere questa la sintesi dei pochi anni protagonisti di questo libro, lunghi come solo le notti afose dense di ricordi impossibili da arginare ogni volta che decidono di tornare. Ricordi che hanno volti diversi, occhi di diverso colore, sottofondi musicali differenti; eppure sfumati sempre da una nostalgia che non è quasi mai dolce e quasi sempre sporca e sofferta. Così come doloroso ritorna il pensiero delle occasioni perdute, degli errori commessi e reiterati, delle parole taciute, a volte per pudore, più spesso per inutili timori. Ma in questo diario intimo dai toni diversi quante sono le sfumature della vita, il protagonista si sdoppia e come in un gioco di specchi il più giovane lascia spazio al più vecchio, stesso nome, stesso bisogno di amare ed essere amato, stessa difficoltà a dire parole che si custodiscono gelosamente, da qualche parte. E, forse, nell’infinito amore per quell’uomo forte, quello che non sorrideva mai ma che se lo faceva per la sua donna faceva aprire il cielo come un raggio di sole, quello che non piangeva mai se non per lei quando l’ha persa, forse, in questo ricordo costante e in quella ammirazione sconfinata per l’uomo che sotto una divisa e i bombardamenti di Cassino leggeva D’Annunzio e decideva di cambiare il suo destino, il vago timore di non possedere la stessa forza, lo stesso coraggio, la stessa tempra. Quella di chi ha conosciuto l’orrore della guerra e la paura e poi i dolori della vita, e tutto ha sopportato come l’eroe alle Termopili (sempre splendida la poesia di Kostantino Kavafis in esergo) tranne perdere l’amore...
In questa nuova raccolta di pensieri in prosa e poesia, Domenico Cosentino torna ai temi che gli sono cari, i ricordi, l’incertezza dei sentimenti, la precarietà della vita in tutte le sue sfaccettature. Tre anni di appunti di vita, di vissuti emotivi prima che reali, continuazione ideale dei suoi libri precedenti dai quali questo si discosta per un atteggiamento come più pacato, senza rinunciare del tutto, però, alla prediletta nota che lo fa ancora indulgere a ricordi di fatiscenti camere d’albergo, di qualche bevuta, di viaggi disperati. L’uso frequente di enjambement spontanei, pur in uno stile libero e privo di vincoli ritmici, permea le parti in versi di una certa ansia sottesa, specchio di un sentimento diffuso e spesso confessato,come sempre, senza pudori. Bello il formato del volumetto, impreziosito da una immagine di copertina suggestiva, soprattutto nel colore, nel riproporre lo squallore di un paesaggio urbano guardato attraverso un vetro bagnato. Da quella che certo è pioggia, ma potrebbero anche essere lacrime.

 

 

 
 
 
 
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