Milano criminale

Milano criminale

Milano, 1958. La città sta scoprendo il boom economico e c’è frenesia ovunque. Figuriamoci quindi in questo 27 del mese di febbraio, San Paganini, ovvero il giorno di paga. Sono le 9 del mattino quando il portavalori carico di stipendi della Banca Popolare di Milano attraversa via Osoppo a velocità sostenuta. Umberto Carminati, il capobanda di quel gruppo che presto verrà soprannominato dai quotidiani “i sette uomini d’oro”, attende nella sua Fiat 1400 il passaggio del furgone finché non gli si para davanti per poi finire contro un muro. Scoppia il caos. Un Leoncino OM d’improvviso va a impattare con uno schianto contro il furgoncino della banca. Ne escono degli uomini armati e vestiti con tute blu da lavoro che, immobilizzato l’agente di sicurezza, ripuliscono l’interno del mezzo e scappano con il bottino su una Giulietta Sprint. Un’operazione chirurgica. È la rapina del secolo. Tra la folla di curiosi accorsa a contemplare l’accaduto ci sono anche due ragazzini il cui destino verrà segnato proprio da quella storica rapina. Il primo è Roberto Vandelli che, letteralmente estasiato dall’operazione delle tute blu, è destinato a diventare il bandito più ricercato del Giambellino. Il secondo invece è il giovane Antonio Santi, intenzionato a entrare in polizia proprio perché fatti del genere non accadano più. Inutile dire che i due si scontreranno prima di quanto non immaginino…

Paolo Roversi prima che uno scrittore di successo è un giornalista. La sua vocazione di cronista, la passione per la cronaca nera è evidente anche dal fatto che ha creato e dirige dal 2006 “MilanoNera”, web press nonché casa editrice dedicata al noir e al crime. In questo Milano criminale (uscito nel 2011 per Rizzoli e ora ristampato da Marsilio) scopriamo il passato dei protagonisti del bestseller Solo il tempo di morire, ovvero i nemici di sempre Roberto Vandelli e Antonio Santi, liberamente ispirati alle figure rispettivamente del bandito Vallanzasca e del questore Achille Serra. Nel solco del capolavoro di De Cataldo Romanzo criminale, questo romanzo ripercorre, tra realtà e finzione, la storia della Ligera milanese a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta prima dell’ascesa di Francis Turatello al grado di padrone incontrastato della città dominata dalla Madonnina. Troviamo quindi oltre allo sbirro e al bandito anche le storie di Leandro Lampis, il solista del mitra, in cui si può riconoscere la figura del bandito gentiluomo Luciano Lutring, Pietro Cavalieri, il torinese a capo dell’omonima banda e Giorgio Castelli, il leader della rivolta studentesca, che assomiglia in maniera impressionante a Mario Capanna. A metà tra saggio storico e romanzo poliziesco la lettura scorre tutta d’un fiato. Imperdibile per gli amanti del genere.



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