Milano non ha memoria

Milano non ha memoria
Il commissario Lorenzi osserva il corpo dormiente della bella collega Giovanna. Dopo mesi di lavoro fianco a fianco, si sono trovati. L’omicidio di un onesto e benvoluto panettiere egiziano li ha uniti nel lavoro e nell’amore, complice anche la crisi del rapporto fra Lorenzi e la bella e capace giornalista Cristina. La quale peraltro sta svolgendo indagini parallele alla polizia. Qualcosa sembra legare l’assassinio alle bislacche e violente pratiche eversive di un gruppo di estrema destra milanese. La città è infatti pervasa da un inquietante mix di intolleranza, aggressività, ostilità ideologica animate tutte dai tempi difficili e dalla misconoscenza delle più comuni regole del convivere civile, nonché dalla corruzione di alcuni settori delle istituzioni. Peraltro il commissario incute timore, nota è nell’ambiente la sua dedizione alla causa e la sua assoluta probità…
Ambientato in uno scenario di drammatica ed impetuosa attualità, Milano non ha memoria è un romanzo ben costruito e scevro da uno dei maggiori mali della narrativa italiana di genere: l’esterofilia. Il dovere (o volere) pagare sempre dazio agli stilemi di opere gialle o noir statunitensi infatti spesso e volentieri comporta la stesura di un ibrido carente di personalità e spessore. Qui invece l’italianità dell’approccio è evidente, anche se lo stile purtroppo troppo spesso diviene leggermente involuto per inutili e talvolta capziose scelte lessicali che appesantiscono il ritmo. E come noto il ritmo in questo tipo di narrativa è elemento fondamentale ed imprescindibile. A parte questa certa leziosità, il quarto episodio dedicato al commissario Lorenzi sicuramente offre una convincente variante all’ormai trita e ritrita produzione noir che affolla gli scaffali delle librerie.

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