Mille splendidi soli

Mille splendidi soli
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Afghanistan, 1974. Mariam è una harami, una bastarda. Figlia illegittima di un ricco uomo d'affari di Herat e di una sua donna di servizio, vive con la madre Nana in un piccola capanna in campagna. Il padre Jalil (che è anche proprietario di un cinema) va a trovare le due donne ogni giovedì, provvede - con parsimonia - alle loro necessità e imbottisce la testa della piccola Mariam di sogni, speranze, desideri. Invano Nana, gonfia di odio e di rancore, tenta di tenere a freno l'amore che Mariam prova per il padre, ricordandole che è stato proprio lui a scacciarle dalla sua grande casa e a confinarle fuori dalle mura della città, lontane dallo sguardo accusatorio delle tre mogli legittime e dei loro dieci figli. Stimolata anche dagli insegnamenti dell'anziano e affettuoso mullah Faizullah, che la sprona a studiare e ad affrancarsi dalla povertà e dal degrado, Mariam decide di andare ad Herat per convincere Jalil a riprendere lei e sua madre con sé. Il viaggio non ha l'esito atteso, e anzi è l'inizio di una serie di tragedie che cambieranno la vita di Mariam per sempre...

Se Il cacciatore di aquiloni era focalizzato sul rapporto tra padri e figli e sull'amicizia maschile, Mille splendidi soli esplora i misteri del rapporto madre-figlia, dell'amicizia tra donne e della condizione femminile in generale. Hosseini, che è nato e cresciuto a Kabul ma si è trasferito negli Usa nel 1980, punta il dito contro il ruolo subalterno (quando va bene) attribuito alla donna nella cultura tradizionale afgana con il pretesto di una storia tenera e terribile, gonfia di lutti, malattie, sofferenze, botte ma anche di una insospettabile levità. Una storia di emozioni, di perdite, di orgoglio: di una donna, di un'altra donna (Mariam finirà sposa involontaria di un uomo di trent'anni più vecchio di lei assieme a un'altra ragazza, con la quale intreccerà un rapporto profondissimo), di un popolo. Sì, perché sullo sfondo c'è la storia dell'Afghanistan attraverso la monarchia, la repubblica, il colpo di stato comunista del 1978, l'invasione sovietica, la vittoria dei mujahiddin del 1989, l'avvento dei talebani, la guerra del 2001. Khaled Hosseini ha polverizzato molti record di vendita con il suo romanzo d'esordio, e c'è da attendersi che anche il film tratto da Il cacciatore d'aquiloni farà altrettanto. La stessa strada tracciata per questo Mille splendidi soli sin dalla sua uscita in contemporanea mondiale il 22 maggio 2007: dagli scaffali delle librerie al salotto di milioni di case, fino a Hollywood e poi di nuovo nei salotti. Il consueto ingranaggio che tanta diffidenza (a volte pretestuosa) ingenera nella critica letteraria e altrettanto giubilo porta nei consigli d'amministrazione delle major editoriali. In mezzo, c'è un libro onesto, ben scritto, emozionante quando non scade nel sentimentalismo, molto ammiccante verso il pubblico femminile. Tutto sommato, è abbastanza.

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