Minotauro

Minotauro
Nella casa della signora Klára la compagna Jutka è stata chiamata come tuttofare: spazzare pavimenti, pelare patate, rifare letti. Il suo mito di giovane comunista è Zoltan, marito (defunto) di Klára, di cui quest'ultima sta scrivendo una biografia che forse non verrà mai pubblicata: a distrarre Jutka dai propri doveri, a far ricredere Klára da una vita dedita alla causa arriva Joska, il figlio dei vicini, occhi azzurri, brufoli rossi e un incarico misterioso da non rivelare. Sanyi, invece, è atteso ad una festa alla quale non ha nessuna voglia di partecipare: inamidato nella sua noia, si ritrova tra bambini golosi e una viziata prima donna, Klárika, con la quale intrecciare, nell'arco di uno sguardo, un rapporto adulto, crudele. Tanto da voler costringere il “ciccione” a leccare una mano sporca di torta, e a far fare a tutti gli altri il “gioco del cane”: immobili, a quattro zampe, ad attendere la ricompensa del padrone. Quando la protagonista del racconto, poi, è una zia materna di settant'anni, le giornate trascorrono monotone e ordinate in un appartamento dove agli ospiti si serve the e frutta candita. A farle compagnia, con il lavoro minuzioso all'uncinetto, ci pensa Adél, la vicina di casa: a renderle visite giudiziose, un nipote annoiato, i cui pensieri feroci finiranno per incontrare un'immagine di sé vecchia di anni, nella foto del nonno con baffi folti e labbra severe… 
Sconosciuti all'estero, famosi ed apprezzati in patria: è questo il destino di molti scrittori la cui bravura, oltre i confini della propria nazione, è affidata alla dedizione di ottimi traduttori e alle scelte coraggiose di piccole case editrici. Zandonai, vincitore nel 2009 del Premio Nazionale per la traduzione, è una di queste: Minotauro, dell'ungherese Péter Nádas, è un tesoro di inquietudine e affabulazione. Nove racconti, nove differenti universi lontani nel tempo e nello spazio, eppure simili per la perturbante vena di angoscia che tutto, in tutti, avvolge e pervade. Il talento di Nádas è eccellente nel creare microcosmi compiuti, dove le storie nascono e si sviluppano senza una parola di troppo: accompagnando il lettore lungo un cammino fatto di invisibili insidie, lo lasciano poi, solo, sulla soglia di un mondo non più familiare, dove le cose hanno facce strane e i sentimenti, come radiografie, mostrano un'insolita, spiazzante natura. I protagonisti di Minotauro, grandi o piccoli che siano, alle prese con svincoli, svolte, decisioni, sono travolti dall'inevitabilità delle azioni, da un potere silenzioso sempre pronto a schiacciarli. Le loro vicende, alla fine, sventolano come polaroid messe ad asciugare: dove i soggetti, sempre fuori fuoco, si mimetizzano su uno sfondo indistinto, in cui sappiamo di dover cercare bene, senza sapere cosa.

 

 

 

 
 
 
 
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