Miracolo a Piombino

Miracolo a Piombino

Marco ha diciassette anni e da qualche tempo ha iniziato a raccontare la sua vita ai gabbiani del porticciolo di Marina, davanti all’isola d’Elba. Non sa se possono ascoltarlo ma a lui poco importa. Ne ascolta le stridule grida, ne osserva il placido distendersi e planare fra le onde quiete del porto, così bianchi, liberi e incontaminati, così distanti dai loro colleghi proletari del porto, neri di fuliggine ferrosa dell’acciaieria. Quei pennuti sono diventati per lui i suoi veri e unici amici, in quell’estate in cui la fanciullezza è oramai abbandonata in favore di una pubertà incerta e tutta da scoprire, con i vecchi albi di Topolino che hanno lasciato oramai il posto a fumetti erotici e strane inquietudini indecifrabili, pronte ad assalirlo nel silenzio della sua cameretta che a volte è rifugio e a volte sembra diventare una prigione. Marco si sente diverso, così distante da tutta quella massa chiassosa e superficiale dei suoi coetanei, così vicino invece a quel gabbiano solitario che vede volteggiare dalla balaustra in ferro battuto del piccolo porticciolo. Deve cambiare, invertire la rotta, scuotersi da quel torpore, da quei ricordi dolorosi - il nonno, architrave della sua infanzia che ora lo sta abbandonando, la fitta lancinante per la perdita del suo primo amore Sara, impossibile da addomesticare -, imparare dalla leggerezza di quei pennuti e provare a spiccare finalmente il volo... Robert è un gabbiano triste perché da sempre si è sottratto alla logica del branco. Vive le sue giornate da emarginato, in disparte, lontano dal gruppo dalla colonia di giovani pennuti che non solo lo ignora, ma lo osserva con sospetto e compassione. Volteggia placido per ore, assaporando la libertà delle sue planate sopra la scogliera, i terribili ricordi dei suoi genitori, del padre, splendido capobranco capace di insegnargli tutto, che si è però spento quando sua mamma è morta trafitta dagli spari di un gruppo di cacciatori in cerca di un po’ di svago. Ora fluttua seguendo le scie schiumose e bianche dei pescherecci che gli regalano cibo in abbondanza, ora si riposa cercando ristoro dal sole caldo di mezzogiorno in una piccola rada. Verso sera raggiunge una spiaggetta solitaria dove attende passeggiando il tramonto e l’epilogo dell’ennesima giornata in solitudine. Finché un giorno prende la sua decisione. Per iniziare a vivere deve abbandonare il branco e imparare a perdersi nel mondo...

Marco e Robert, un ragazzino taciturno e inquieto ed un gabbiano solitario che in comune hanno la stessa sensibilità ribelle e la stessa dolorosa inadeguatezza degli spiriti liberi, di chi si trova in quel preciso istante della vita – l’adolescenza –, in cui si scopre che l’accogliente cuccia domestica così rassicurante fino ad allora è diventata un rifugio troppo stretto per contenere i tumulti e le inquietudini che affollano cuore e testa e si deve necessariamente trovare forza e coraggio per issarsi sul nido e spiccare il volo. Questo il tema portante della bella favola disegnata con poetica – e a volte un po’ troppo retorica, col pericolo di diventare stucchevole – delicatezza e candore da Gordiano Lupi, che ci riporta alle atmosfere “bachiane” del romanzo culto per diverse generazioni Il gabbiano Jonathan Livingston. Lupi, come spiega nella postfazione, dopo un incontro con i ragazzi di una scuola media di Piombino ha sentito il desiderio di scrivere qualcosa sull’adolescenza, su quel periodo della vita in cui sembra impossibile capire gli altri e se stessi, in cui l’anelito di libertà la fa da padrone e ti costringe fuori dal guscio. E così ha deciso di riprendere due racconti scritti in epoche differenti – il suo primo racconto pubblicato, datato ’98, e un racconto del 2000 – per accorparli in un unico romanzo in cui le tinte tenui da quadro a pastello si mescolano a segni più decisi e duri, sopratutto nella descrizione di Piombino che aleggia sullo sfondo, che a volte è dolce, sferzata com’è da un sonnacchioso scirocco, a volte è aspra e cancerogena come la fuliggine delle sue acciaierie. Numerosi poi i rimandi letterari, cinematografici e musicali all’interno del romanzo, oltre che fotografici, visto che ogni paragrafo è aperto da splendide foto.



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