Miseria della Cabilia

Miseria della Cabilia
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Dal 5 al 15 giugno 1939, Albert Camus pubblica sul quotidiano “Alger Républicain” un approfondito reportage sulla regione algerina della Cabilia, nell’intento di conoscerla e farla conoscere, ma anche e soprattutto di servire al meglio il popolo cabilo indagandone le condizioni di vita, il carattere, le aspirazioni. La Cabilia gli appare, al primo inoltrarsi, affascinante: villaggi di poche case, sentieri fiancheggiati da fichi ed olivi, vallette fiammeggianti di papaveri in fiore, uomini in panneggio di lana bianca dall’aspetto fiero. Eppure, in questa che Camus ritiene una delle regioni più belle del mondo, le condizioni di vita degli abitanti contrastano terribilmente con l’idillio del paesaggio e la miseria regna spaventosa. Gruppi di bambini scheletrici e cenciosi qui tendono le mani chiedendo del cibo e contendono ai cani il contenuto delle pattumiere, vecchie magre e curve affrontano una lunga strada per conquistare la misura di grano che le sfamerà per pochi giorni. “La miseria non è qui una formula o un tema di meditazione. Essa è. E grida e dispera. Ancora una volta, cosa abbiamo fatto noi per lei e con quale diritto voltiamo la testa dall'altra parte?”, si chiede l'autore alla conclusione della seconda delle dieci giornate di indagine…

Nel suo viaggio all’interno della Cabilia, che egli paragona alla Grecia, ma ad una Grecia cenciosa e perduta, Albert Camus svela con stile incisivo e con sincera partecipazione le condizioni di vita miserabili di una regione abbandonata dalle autorità coloniali francesi d’Algeria. In Cabilia molti sono i disoccupati, ma chi lavora è sottoposto ad orari inumani, di 10 e anche 12 ore di lavoro al giorno, nota, e il salario è basso, insufficiente a mantenere le famiglie, in genere numerose. In Cabilia, poi, denuncia con grande indignazione nei confronti dell’amministrazione francese, mancano le scuole di base, rivolte a tutti. Insomma, in questi suoi articoli Camus intende farsi portavoce del popolo cabilo, chiedendo, tra l’altro, una ripartizione più giusta delle risorse pubbliche fra la popolazione indigena e i coloni francesi. Miseria della Cabilia costituisce una preziosa testimonianza del periodo coloniale e dello stato di abbandono al quale i francesi hanno condannato la popolazione locale. Si tratta di un giornalismo d’inchiesta appassionato e solidale, generoso e documentato, che pone l’accento sulle persone, quei cabili verso i quali il giovane Camus provava “una simpatia istintiva”.



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