Misteri imperiali

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Roma, primavera del 71 dopo Cristo. Marco Didio Falco, agente segreto “part time” al servizio dell’Imperatore Vespasiano, sta svolgendo – con l’aiuto di una pattuglia di guardie pretoriane comandate dal capitano Giulio Frontino – un compito a dir poco ingrato: liberarsi di un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Il corpo è quello di uno dei congiurati che hanno cercato recentemente di deporre Vespasiano e che proprio Didio Falco ha contribuito a smascherare, conquistando il favore dell’Imperatore. Il corpo va fatto sparire in modo discreto: se fosse permesso alla famiglia del congiurato celebrare un normale funerale pubblico con tanto di processione per le strade, musica e lamenti di prefiche, a Palazzo lo riterrebbero “un modo ben misero per mettere a tacere una cospirazione fallita”. Così, il cadavere ormai disfatto e brulicante di vermi viene gettato nella Cloaca Massima e i suoi oggetti personali vengono bruciati. Didio Falco congeda i pretoriani e rimane solo nel magazzino dove si trovava il corpo: qui viene aggredito da un misterioso individuo, che dopo una furibonda colluttazione però riesce a dileguarsi. Probabilmente un ladro che si era introdotto nel magazzino in cerca di merci da rubare: l’investigatore non l’ha visto in faccia, ma ne ha notato il mantello verde. Stremato e maleodorante, Marco torna a casa, nella sua squallida soffitta sopra alla Lavanderia dell’Aquila, evitando con destrezza il laido Smaractus, che pretende il pagamento di alcuni mesi arretrati d’affitto. Qui Didio Falco scopre che un individuo sospetto lo è venuto a cercare qualche ora prima. Un tipo insistente con una faccia da furetto e un mantello verde…

Secondo episodio della saga di Marco Didio Falco, datato 1990, Misteri imperiali (Shadows in bronze il ben più affascinante titolo originale) è un giallo storico assolutamente delizioso, esempio perfetto del talento e dello stile di Lindsey Davis. Ritmo serrato, humour nerissimo, background storico accurato, plot intelligente, personaggi credibili e imperfetti: ecco gli ingredienti di un romanzo che un appassionato della narrativa storica ambientata nell’antica Roma non può e non deve lasciarsi sfuggire. L’investigatore Marco Didio Falco qui viene spedito dall’avaro e laconico Imperatore Vespasiano a più riprese nel Meridione d’Italia, prima in Calabria ‒ tra provinciali scorbutici “che si credono Greci ma sono solo dei bifolchi” ‒ e poi in Campania (meno di un decennio prima della devastante eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano, tra l’altro) a caccia di un misterioso personaggio che pare legato alla congiura sgominata nel primo romanzo della serie e che sembra voler far piazza pulita di alcuni testimoni scomodi, ma che da preda si trasforma ben presto in cacciatore, fino alla sorprendente rivelazione della sua identità, che non vi sveliamo ma che è legata strettamente al destino di Elena Giustina, la giovane patrizia con la quale Didio Falco ha una turbolenta relazione. La Davis snocciola dialoghi spassosi e sequenze di lotta e inseguimento degne di un action, ma non perde mai di vista la sottotrama rosa. E ci regala – inatteso – uno dei finali più romantici della storia della letteratura.



 

 

 

 
 
 
 

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