A misura d’uomo

A misura d’uomo
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Mario vive a Fabbrico, piccolo paesotto del reggiano. Anche Davide vive lì. Un sabato mattina che Mario rientra dalla spesa, trova Davide steso sullo zerbino. È ubriaco marcio, come sempre. Lo fa entrare, lo sfama e lo ospita per la notte, rinunciando così a vedere Elena, la sua ragazza. Al mattino Davide è sparito, restano solo gli indumenti che Mario gli ha prestato, ben ripiegati sul divano. Quando Elena arriva lo convince a prendere le biciclette e ad andare in un posto, perché quella domenica è una data importante. La galleria dei loculi. Le lettere dorate formano quel nome che Mario non vuole leggere… La Bice ad aprire il suo bar non rinuncia mai, anche se deve affrontare un mare di neve, sceso durante la notte. Quella mattina nel bar ci sono solo lei e Valerio, che ha lasciato controvoglia a casa Anela e la sua pancia, grossa della loro bambina. Deve andare a trovare Giuseppe. Lo va a trovare ogni giorno, gli porta la spesa e lo aiuta nelle piccole cose. Giuseppe è la leggenda del paese, l’ultimo partigiano antifascista rimasto. Il ventisette febbraio di ogni anno Giuseppe apre la sfilata che ricorda la battaglia di Fabbrico, nel 1945, quando una manciata di partigiani hanno ucciso i fascisti e liberato il paese. Non lo sanno, nessuno lo sa, ma quel giorno segnerà le loro vite… Davide e Anela sono andati a vivere insieme quasi subito, come subito avevano fatto l’amore, la sera stessa in cui si erano conosciuti. Davide beve, beve sempre di più. Anela una notte lo trova accasciato vicino alla macchina, pieno di alcol. Lo lascia lì a russare. La mattina dopo Davide le si inginocchia davanti, chiedendole di perdonarlo. Anela lo perdona sempre e rimane, sempre, fino all’ultimo giorno…

Roberto Camurri è al suo esordio. Si presenta con un romanzo a racconti, che segue il filone delle storie della provincia italiana. Nello specifico, ci troviamo nella provincia di Reggio Emilia (tanto cara a Cesare Zavattini) ma potremmo anche trovarci nel microcosmo che vive nel Bar Sport di Stefano Benni. Qui però, non ci interfacciamo con l’ironia, a volte amara, di Benni né col suo umorismo. È un libro dei sentimenti, di rapporti finiti e incominciati, di tradimenti, ma anche di fiducia, di ricordo, di morte e di nascite. Un filo rosso doppio attraversa il romanzo: un capo, sottile, fa sentire al lettore, in maniera piuttosto costante, l’alito di una morte incombente, che è l’altro capo, sostanziale, che lega i racconti gli uni agli altri: la morte di Davide il personaggio chiave, il trait d’union che raccoglie e unisce, nel gomitolo del libro, tutte le altre figure. La struttura del romanzo si sviluppa, temporalmente, in un mash- up: ci sono incursioni del passato mentre si parla del presente e la superba cifra di scrittura ci fa entrare e uscire dai tempi, consapevolmente e senza perdere il centro della storia, solo con un’interlinea in più. Quando si percorre un sentiero già ampiamente battuto, il pericolo è quello di trovare comodo camminare in impronte già fissate. Come lo si aggira? Con lo stile, la cifra. La scrittura di Camurri è secca, anche quando i periodi non sono brevi (di solito lo sono) si mantiene spezzata, ritmica, viva, con invasioni del dire poetico. Con invasioni dello stile di Steinbeck (i periodi brevi) ‒ non come copiatura, attenzione, ma come interiorizzazione di un autore letto e amato. Che non si cada però nell’errore di dire, come già ho sentito, che la provincia italiana è molto simile a quella americana. Non scherziamo, la geoantropologia è una cosa seria. La pianura nella sua piatta bellezza, gli argini, il fiume, i campi che cambiano veste e colori nelle stagioni, sono molto più che un contorno scenografico. La quercia che ha accolto Davide e tutti gli amici da piccoli, che li ha visti crescere sotto le sue fronde e che alla fine diventa “l’altare” da cui celebrare l’anniversario della morte di Davide, richiama in modo toccante e straordinario la quercia nella quale Joseph Wayne, protagonista di Al dio sconosciuto di Steinbeck, immagina e sente vivere l’anima del padre morto; il panismo assoluto di Joseph che vive la sua terra in simbiosi perfetta, è mirabilmente riassunto nella sensazione che Davide prova (il racconto è “Albero”) osservando ciò che lo circonda: “gli sembra che quella pianura… sia tutto quello che ha, sia, in fin dei conti, quello che è”.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER