Mods - L'anima e lo stile

Mods. L'anima e lo stile
Miles Davis e Charlie Parker, guide del be bop americano, il nuovo stile musicale che aveva provocato un terremoto negli ambienti del traditional jazz, avevano influenzato e propagato l'estetica della musica soul, che iniziò a prendere forma nell'underground londinese a partire dal 1948 a Soho. È qui che i primi night iniziarono ad ospitare le performance dei nuovi musicisti modernist, incubando anche le prime avvisaglie di quella rivoluzione estetica che caratterizzò i nuovi ambienti culturali giovanili, tracciando così un evidente solco con la tradizione e il passato. Non più soprabiti e pantaloni di lana massiccia, solo vestiti sartoriali mutuati dalla cinematografia italiana (vedi Marcello Mastroianni in La dolce vita), giacche  rigorosamente sopra la vita, camicia Brooks Brothers - con la doppia cucitura sul giromanica - cravatta  stretta, pantaloni più attillati e Crombie. Nella prima metà degli anni'60, i giovani mods iniziarono ad arricchire il loro stile con elementi più funzionali e popolari, non più (o meglio non tutti) in Three piece suit con le Loafer o le Clark, ma influenzati dalle icone dei rude boys indoccidentali, iniziano ad indossare polo Fredd Perry e  camice Ben Sherman, giubbotti Harringhton e le Monkey Jackets, anfibi o stivali Royals, bretelle, pork-pie e jeans, scrutando Londra e l'Inghilterra sempre in sella alle loro vespe  o lambrette, con addosso un giaccone militare, il Parka. Sono gli anni dei tradizional skinhead, dell'etichetta discografica Trojan oltre che della già affermata Motown records, capaci di mescolare e diffondere  un genere tutto nuovo e ricco di contaminazioni black, modificando gli assetti sottoculturali inglesi ed europei in termini di gusto e preferenze musicali…
Paolo Hewitt, favorito da una lunga e costante ricerca del materiale storico e dal suo ruolo professionale di critico musicale, riesce nel difficile e complesso tentativo di passare in rassegna gli ambienti sottoculturali giovanili che iniziarono ad affermarsi negli anni della crescita economica post-bellica e quindi  in stretto contatto con la tipologia commerciale, facendo rivivere quegli anni come una carrellata di fatti e persone. Consegna al lettore  anche un ampio spaccato di storia musicale, supportato nel suo studio dalle testimonianza e dai contributi dei protagonisti di quel periodo di  fermento culturale. Il risultato è un libro a tratti rapsodico ed istantaneo, non privo di spunti riflessivi che trasportano il lettore da Londra a Manchester, dal tradizional al modern jazz,  dallo Soul al Northen Soul, dallo ska  al rockstady, dall'eleganza stradaiola dei mods alle camice hawaiiane del Soul Boys, dai boot-boys ai Casual, con i loro pantaloni Farah e maglieria Gabbini ma anche con i loro abiti sportivi, Adidas, Diadora, Sergio Tacchini reperiti.... casualmente nelle trasferte del Liverpool in giro per l'Europa. Il volume viene introdotto da una delle voci più conosciute nel panorama musicale dei mods, quella di Paul Weller dei Jam, convogliando perfettamente il lettore sul giro di note giuste per leggere questo saggio.

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