Monte Carlo

Monte Carlo

Monte Carlo, maggio 1968. Il circuito automobilistico è inondato di sole. Una luce accecante. Jack Preston, 35 anni, professione meccanico, armeggia sulla Lotus 49. Ha in mano un rotolo di scotch, con il quale sta coprendo la pubblicità di una marca di sigarette sulla carrozzeria dell'auto. È il più anziano del suo team, Alfie e Jim sono più giovani e meno esperti di lui. In tribuna, una signora, schiacciata tra il marito e un grassone che sembra italiano, traffica con la macchina fotografica. Il principe di Monaco – impeccabile, elegante, taciturno – pensa a Deedee, giovanissima e bellissima. In quel caldo, caldissimo maggio 1968, la folla sugli spalti che circondano il circuito di Monte Carlo, la gente alla televisione, i giornalisti disseminati lungo la pista – insomma, tutti – non aspettano altro che l’arrivo di Deedee, l'affascinante, ammaliante, stupefacente attrice francese, bionda come un angelo e immortale come una dea. Quando la bella e solitaria Deedee entra in pista accompagnata da un’ovazione generale e un tripudio di flash, Jack Preston sta ancora armeggiando con lo scotch sulla Lotus. Poi, all’improvviso, succede qualcosa. Deedee sfugge ai fotografi e sgattaiola verso la tribuna del principe, passando proprio di fianco a Jack. In quel preciso istante la Lotus esplode e un fiotto di fuoco e calore investe il meccanico inglese e l’attrice francese. Lui le fa scudo con il proprio corpo. La signora sugli spalti – quella schiacciata tra il marito e il grassone che sembra italiano –, trasalendo, scatta una foto senza accorgersene...

La scrittura di Peter Terrin – autore belga di lingua nederlandese, vincitore non a caso di prestigiosi premi internazionali – è incredibilmente lucida e tagliente. È con grande maestria che Terrin si districa dal groviglio psicologico dei suoi personaggi, caratterizzandoli in pochi ma azzeccatissimi dettagli, in una sorta di collettiva metonimia – figura retorica con la quale si indica il tutto facendo riferimento solo a una sua parte. Il lettore non sa molto di loro, eppure è come se li conoscesse da anni. Altro tratto caratteristico della scrittura di Terrin è la maniacale cura nella scelta delle parole. Ogni frase è costruita con precisione e oculatezza, non ci sono parole fuori posto, non ci sono parole superflue. Tutto è ridotto all’osso, all’essenziale, al midollo. Infine, ha dell’eccezionale il modo in cui Terrin cura le proprie scenografie: ogni albero, ogni colore, ogni filo d’erba non si trova sulla scena per caso, ma è stato scelto, selezionato fra tanti altri e messo lì non a caso. Ogni cosa è al posto giusto, ogni cosa è in ordine. Monte Carlo è il romanzo dei piccoli, degli invisibili, di quelli che tutta la vita sgobbano e sono destinati, loro malgrado, a rimanere nascosti perché le prime pagine sono tutte per gente come Deedee: ricca, bella, divina. Jack Preston aspetterà tutta la vita il riconoscimento che gli spetta, perdendo la testa e la lucidità dietro l’ossessione di non essere dimenticato. Un romanzo ordinato ma turbolento, silenzioso ma assordante. Un romanzo umano.



 

 

 

 
 
 
 

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