Montpelier Parade

Montpelier Parade
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Dublino, anni ‘80. Sonny si sta mettendo via un gruzzoletto. Cosa ne voglia fare ancora non lo sa, ma intanto può comprarsi le sigarette. Per questo, dopo la scuola, lavora qualche pomeriggio da Joe e Mick, proprietari di una macelleria che mal vedono l’apertura di un nuovo supermercato poco più in là. Per fortuna rimangono gli anziani, i residenti del quartiere senza patente che ancora utilizzano le storiche botteghe. A Sonny non dispiace lavorare lì. Osserva la clientela, non parla molto, si paga una bottiglia di liquore quando riesce a trovare qualcuno che gliela compra, e almeno non sta in casa dove l’atmosfera, tra suo padre seduto sul divano che fuma continuamente e sua madre che urla che non ci sono mai soldi a sufficienza, non è davvero un granché. Aiuta anche il padre, quando può e quando serve, nei suoi lavori da muratore. Adesso, per esempio, sono impegnati nel rimettere a posto il muretto di recinzione di una villetta a Montepelier Parade. La padrona di casa si chiama Vera. Vive da sola, è inglese, non si sa molto di lei. Sonny però sa che ha un viso bellissimo, e triste, e questo gli basta. Dalla prima volta che l’ha vista non può smettere di pensare a lei. Non sa cos’è, questa sensazione che prova, ma gli occhi di Vera non può dimenticarli. La sua amica ride di questa infatuazione, ma per Sonny non è così semplice...

Montpelier Parade è il romanzo di esordio di Karl Geary, scrittore e attore irlandese, un romanzo di formazione che descrive il passaggio dalla adolescenza alla maturità, quando si ha il coraggio di lanciarsi (oppure no) in decisioni che cambieranno un po’ la vita futura e alle quali, da adulti, ripenseremo con rimorso o con rimpianto, a seconda dei risultati. Come spesso accade, queste scelte hanno a che fare con l’amore. Qui l’amore è quello di un ragazzino per una donna molto più matura. Non solo: la contrapposizione è fra una donna ricca e un giovane povero, tra chi ha davanti a sé tutta la vita e chi parte della vita non solo l’ha già vissuta, ma ne è anche stata consumata. L’autore amplifica questo contrasto descrivendo il giovane Sonny come personaggio “caldo”, preda degli umori e degli ormoni, sempre in affanno, sudato, di corsa, a volte goffo, e la matura Vera come personaggio “freddo”, dalla carnagione chiara, dai passi misurati, elegante. La scrittura è coinvolgente e piace perché, pur parlando d’amore, non è un romanzo strappalacrime, sentimentale e neppure morboso. È, a tratti, molto duro, e il messaggio di fondo è che poco importa l’età, il background culturale, il sesso: è una certa sensibilità, che spesso ‒ purtroppo ‒ sorge dai torti subiti dalla vita, ad avvicinarci gli uni agli altri e a farci provare quel raro e prezioso sentimento di comunione con l’altro.



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