MoranteMoravia ‒ Una storia d’amore

MoranteMoravia ‒ Una storia d’amore
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Novembre 1936, un locale romano in Piazza Santi Apostoli. Elsa e Alberto non sembrano condividere molte cose, sulla carta. Lei è piuttosto povera, ha un carattere particolare, sognante e intransigente, che ben si lega ad una bellezza non tradizionale, con ricci ribelli, occhi che ricercano l’incanto nella quotidianità o forse solamente che cercano di mettere a fuoco, data la sua miopia. Si guadagna da vivere scrivendo tesi e dando ripetizioni ma sa che vuole diventare una scrittrice, e non una scrittrice qualunque nel panorama editoriale, ma una grandissima scrittrice. Alberto, invece, è già un autore affermato, proprio di una certa eleganza nei modi e nel gusto, un intellettuale sotto i riflettori. I due si trovano insieme ad una cena, una di quelle in cui ognuno porta qualcuno, ci si aggiunge, si fa gruppo. Elsa è intimorita e allo stesso tempo affascinata da Alberto, anche se si sente esclusa dalla conversazione che lo scrittore intavola con Capogrossi in merito alla pittura. Lei ha venticinque anni, lui ventinove, anche se forse ne dimostra qualcuno in più o forse così appare a lei, per la sua sicurezza nel parlare e nel muoversi, sempre a proprio agio. La serata sta per terminare, lei quasi non ha mangiato anche se dovrebbe visto i soldi che spesso le mancano, ma lo stomaco è bloccato, la sua anima già protesa verso di lui. Così, forse perché il vino a pancia vuota ha fatto effetto, Elsa prende coraggio e lascia nelle mani di Alberto le sue chiavi di casa, con un gesto folle e provocatorio. Alberto rimane interdetto e incuriosito da questa giovane bizzarra...

Non perdetevi per nulla al mondo questo romanzo. Parla di amore, di genio, di follia. Parla dell’Italia. Parla della passione dirompente per la letteratura, che invade ogni aspetto della vita, parla della letteratura. Si narra di un amore ‒ forse dell’unico amore possibile ‒ fra due persone: ondivago, fluttuante, contraddittorio, assoluto e fragilissimo, che si allunga nella quotidianità come nell’eccezionalità, entrambe situazioni vissute dai due scrittori. Rimpiangerete di non aver potuto conoscere Elsa, con il suo viso da gatto e le sue intemperanze, che magari vi avrebbe cacciati via di casa, per un gesto o una parola non gradita, oppure vi avrebbe accolti nella sua cerchia selezionatissima, protetti e coccolati come una mamma fa con i suoi cuccioli. Sognerete di fare una passeggiata fra caffè e salotti con Moravia, accompagnati dalla sua eleganza e il suo fascino, ad incontrare pittori, intellettuali, altri scrittori con cui dialogare e confrontarsi. Anna Folli dirige con vera maestria queste pagine, con una scrittura assolutamente rispettosa, delicata e profonda che ci permette di entrare in punta di piedi in una storia d’amore -ma anche di dolore, di paura, di sofferenza- che riempie di emozioni, senza alcuna nota melodrammatica o smielata. Concludono l’opera due belle interviste a Dacia Maraini, seconda moglie di Moravia e a Daniele Morante, nipote di Elsa, uno dei pochi della famiglia ad avere avuto un rapporto privilegiato con la zia.



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