Morimondo

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Il Po, o la Po come fosse una creatura femminea, o semplicemente Po è il fiume più lungo d’Italia, quello che si studia a scuola, che nasce sul Monviso in Piemonte e che, attraversando l’intera piana padana, si va a gettare nell’Adriatico dalle sponde emiliane. Segna confini tra Regioni, è spartiacque di dialetti, di tradizioni, di culture; si fa imbrigliare, incanalare, deturpare e poi, come per incanto, da solo si depura e ribalta le regole dell’uomo facendo sentire la sua voce. E dalle umane leggi è stato dimenticato. Perché se il mare è intasato di capitanerie e divieti, per il fiume non ci sono regole o controlli pubblici e il crimine, che lo sa, vi naviga indisturbato. Ma un piccolo manipolo di marinai d’acqua dolce decide di scenderlo, per ammirarne le facce cangianti, ascoltare il suo canto che nello scorrere delle ghiaie sotto la chiglia a volte si fa sentire. La diversa prospettiva è, come sempre, il segreto di un viaggio. Osservare il fiume dall’alto delle sponde è un conto, immergersi nelle sue acque e farsi catturare è un altro. Si parte dal Piemonte, dall’alto del fiume, con una canoa indiana che nel tratto lombardo si trasforma in barcè per poi diventare cat-boat nell’ultimo tratto veneto-emiliano. Per ben oltre seicento chilometri i marinai navigheranno, incontrando storie di uomini e fiume, ascoltando racconti dimenticati e riscoperti. Così come il Po si farà riscoprire nei suoi meandri, negli incontri con i suoi affluenti, anche chi vive sulle sponde si farà ritrovare, purché si ascolti la voce del fiume…

Paolo Rumiz è una sorta di pagina bianca, che dai viaggi si fa scrivere. Cambia la propria dimensione per adattarla a quella del viaggio che ha scelto di intraprendere. E, nonostante la voce resti la stessa, il colore e il timbro cambiano per intonarsi alla meta prescelta. In questo caso, il fiume è l’ennesima nuova prospettiva che trasforma lo scrittore in marinaio e la piccola imbarcazione in brigantino. Rumiz, dapprima spiazzato da quell’acqua dolce che non lo fa scrivere e che ha leggi diverse da quelle del suo mare, a furia di remare trova il ritmo e le sue parole evolvono con l’evolversi del letto del fiume, sfregiato dall’urbanizzazione o placido nel suo letto di ghiaie. A volte sono didattiche, certe altre quasi picaresche e pesino bibliche nella descrizione di strane visioni fluviali. I compagni di ventura sono molti, così come molteplici e diverse sono le personalità del “popolo” del fiume nel quale lo scrittore viaggiatore si imbatte: traghettatori danteschi, cercatrici di luoghi, corsari di fiume, collezionisti di immagini e bardi come Francesco Guccini. Ciascuno con la propria storia da raccontare, ciascuno col proprio fiume da navigare. Il viaggio, alla fine, si conclude nell'Adriatico, ben oltre la foce del Po. Raggiunto il mare, i marinai proseguono seguendo la scia del fiume fino a toccare le coste croate e toccare le sponde dell’isola di Sansego, lingua di sabbia creata dal Po chissà quando, con la sua forza propulsiva che muove il mondo.



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