Morte a Bellagio

Morte a Bellagio

Non è proprio un Natale sereno quello che si prospetta al commissario Valenti. La situazione di attesa e di incertezza per l’arrivo del nuovo commissario capo e la situazione familiare che non riesce ad essere come lei si era immaginata le pesano un po’. Niente di drammatico comunque, Stefania tutto sommato riesce ad apprezzare quello che ha e la bellezza della sua Como, resa magica dalle luminarie. Mentre valuta se accendersi una sigaretta e pensa a come il tempo passi maledettamente veloce, ecco che arriva una richiesta di intervento. Un incidente nella notte, in cui è scappato il morto. La donna morta nell’incidente è Irene Castelli in Barbieri: sono cognomi che sul lago di Como hanno un peso notevole, l’azienda della famiglia Castelli è nata lì ed è cresciuta fino a diventare un mezzo impero del tessile e questo significa lavoro e ovviamente una sorta di doveroso rispetto. Il Barbieri, marito per niente inconsolabile, molto più vecchio della moglie, dichiara che prima o poi c’era da aspettarselo, che accadesse. La donna era stata più volte fermata per guida in stato di ebbrezza e faceva uso di diversi psicofarmaci. Sembrerebbe un banale incidente d’auto ma ci sono dei particolari che stuzzicano l’istinto del segugio e Stefania Valenti è una che al suo istinto ci crede…

Terzo romanzo per la coppia Cocco & Magella: la commissario Stefania Valenti e la sua squadra si muovono stavolta sulle rive del lago di Como (dove lei è di stanza), la vicenda sembra un semplice incidente mortale, ma una telefonata anonima fa scattare il sospetto che potrebbe non essere così. Effettivamente cominciando a scavare nel passato della vittima, Cocco e Magella ci portano – secondo consuetudine ‒ in un passato recente che si rivela piuttosto articolato e con ramificazioni che, come quelle di un albero, sono difficili da districare. Onestamente il libro non si può definire impeccabile, ci sono cose su cui un appassionato di gialli difficilmente sorvola, ma non volendo fare i pignoli e tralasciando le leggerezze procedurali, va detto che la lettura è scorrevole e la storia ben costruita. Ben calibrato l’equilibrio fra l’indagine vera e propria e le descrizioni dei paesaggi ‒ evidentemente ben conosciuti dagli autori ‒ che ci restituiscono paesi e scorci di città suggestivi e accattivanti, fra luci natalizie e angoli di lago che pur bellissimi sono resi inquietanti dall’inverno e dal maltempo. Anche le vicissitudini del commissario Valenti, alle prese con l’inevitabilità dell’adolescenza della figlia, la gelosia retrospettiva del compagno nei confronti del nuovo capo e una mamma anziana che si ostina a non volere aiuto, sono ben inserite nel contesto senza diventare né troppe né troppo poche.



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