Morte a Notre-Dame

Morte a Notre-Dame
Una spalla appoggiata allo stipite della porta, il gigantesco mazzo di chiavi che gli pende da una mano, il guardiano osserva il sagrestano Gérard, indaffarato ad aprire uno per uno tutti gli armadi della sagrestia, tirando fuori stracci, spugne, prodotti per lucidare l’argenteria nel contempo borbottando a intervalli regolari alcune creative imprecazioni di sua personale invenzione. E gli dice che c’è un allarme bomba. Una roba mai vista in quindici anni di servizio, sottolinea, una cosa da far saltare in aria tutta la cattedrale. Ma Gérard non sembra particolarmente interessato. Sono trent’anni che sgobba, e ogni volta è la stessa storia, ogni quindici di agosto gli mettono sottosopra la sagrestia, tutto per una processione e una messa. E il giorno dopo lui non trova più niente. In questo caso, è la scatola di guanti per l’argenteria a essere scomparsa…
All’interno della Cattedrale Metropolitana di Nostra Signora, retta durante l’estate da Padre Kern, è stato commesso un omicidio. La vittima è stata strangolata. Sembra una strana madonna bianca, la morta. Strana per come è vestita. Morte a Notre-Dame è il romanzo d’esordio di Alexis Ragougneau. Che è un autore teatrale. E si vede. L’impianto del libro, infatti, è proprio quello: uno dei simboli di Parigi, uno dei monumenti più celebri al mondo, visitato da un numero impressionante di persone – e qualcuno con qualche rotella fuori posto, dunque, va messo in conto – è un palcoscenico. Dove si rappresenta il Male che si fa azione. Un’indagine di stampo classico, ma non semplice, un caso che a un certo punto sembra chiuso, però… Il ritmo è ottimo, la caratterizzazione dei personaggi riuscita. Soprattutto Padre Kern, un Maigret in abito talare, fine conoscitore dell’animo umano.

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