Morti di fama

Morti di fama

Il Nuovo Millennio è iniziato da non molto ma ha già la sua piaga. No. Non è proprio una piaga, è solo un fenomeno sociale e culturale inquietante e pervasivo: la necessità sfrenata di mettere in pubblico la propria persona, le proprie abitudini, di crearsi una visibilità online. Di diventare famosi. Una volta c'erano la tv e il cinema, i famosi 15 minuti di Andy Warhol, ma pochi riuscivano a “sfondare”. Oggi? Quale piazza migliore del web, l'incarnazione della libertà completa e, appunto, senza freno? Via quindi ai suicidi in pubblico, alle morti più o meno famose, all'eccesso “eccessivo”. Meteore che si fanno strada nel mondo dei blog, dalla ragazza anoressica al megalomane di turno. La Rete si lascia sfruttare per concretizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, sia che si tratti di un pezzetto di pura notorietà e di approvazione collettiva, sia che si tratti del capriccio di chi si crede qualcuno che non è. È il caso per esempio degli scrittori che spuntano come funghi, che si autopubblicano e autocelebrano, pagando per una recensione positiva, svendendo l'opera del proprio ingegno proprio per quella frenesia legata alla fama. Celebrità che compaiono e scompaiono, immediatamente sostituite dal fenomeno da baraccone del momento. Proprio come nella migliore visione consumistica. Un like, una condivisione, un retweet. Le nuove celebrità, o presunte tali, vogliono solo questo. Come evitare di assecondarli?

“Perché non mettete un like? Condividete, diffondete, divulgate”. È questa la malattia dei Morti di fama. Ombre nascoste dietro gli schermi di pc e smartphone, con un'arma al contempo affascinante e pericolosissima: il Web. Giovanni Arduino e Loredana Lipperini dipingono un ritratto sociale spaventosamente reale di quello che ci circonda e in cui, volenti o nolenti, siamo completamente immersi. L'eccesso portato a livelli esasperati, l'eccesso incoraggiato da uno strumento “che consente troppo”, lo stesso strumento che si interroga continuamente sul tema della privacy, paradossalmente. Proprio quella “area” che stiamo tentando di difendere e che l'incontrollabilità della Rete continua a mettere in discussione, se non addirittura minacciare. Le storie dei morti di fama e dei drogati di notorietà - quella breve ma intensa - si accavallano destando continuamente incredulità. Incredibili sono quelle vite totalmente devote al Web, “pornografiche” in tutto e per tutto. La morte diventa spettacolo, in una gara senza arbitri per decretare chi “muore meglio”. Il metro di valutazione? Proprio quel like, quel retweet, quello share. Una costante ricerca del consenso altrui. Il dramma è proprio lì. Il consenso però, in effetti, esiste. Ingranaggi malati e impazziti di un meccanismo perverso. A proposito: la perversione e l'eccesso hanno ancora dei limiti definiti?



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER