Motivi di famiglia

Motivi di famiglia

Certo che quella ragazza è proprio bella! Non può crederci Rosario che quella fanciulla, che sembra una dea, sia sdraiata a bordo piscina. Sembra dormire, ma sarà sicuramente strafatta di roba. L’uomo scatta qualche foto, ma – caspita – la giovane è talmente drogata da essere priva di coscienza. Rosario inizia a pensare che può scapparci qualcosa in più di qualche foto. La ragazza avrà sicuramente scavalcato il muro di cinta della piscina comunale, come spesso fanno i giovani della Bari “bene”, giusto per fare un bagno, solo che si è profondamente addormentata. In realtà non sempre vanno via subito, a volte ci scappa una scopata e lui riprende con il telefonino di nascosto. Qualche volta, quando sono proprio strafatti li ritrova ancora lì, dormienti e talmente stravolti da non riconoscersi. Strano che non l’abbia sentita, strano che non abbia sentito alcun rumore durante la notte. Comunque quello che conta è che adesso le porte sono tutte chiuse e che oltre quella magnifica donna c’è solo lui. Perché non gustarsi quell’inatteso regalo prima della pensione? Rosario ci prova ancora a svegliarla, ma niente e allora la tocca, mentre si sbottona i pantaloni, tocca quella giovane, bella, soda, desiderabile, eccitante, con cui vorrebbe avere un rapporto sessuale, ma non riesce. Allora si struscia su di lei il più possibile e sia per rabbia che per compassione verso se stesso si aggrappa al suo seno e la guarda in faccia. La fissa, incredulo, stravolto: la ragazza ha gli occhi spalancati e il volto a strisce rosse e viola. Il naso è ormai inesistente e una scia di sangue percorre il suo volto. Rosario è terrorizzato: il suo sperma è appena finito su una ragazza morta e quasi sicuramente morta ammazzata! Si precipita negli spogliatoi, prende uno straccio e cerca di pulire ogni traccia. In preda al panico corre in camera, tira fuori la valigia, il portafoglio e quattro cose, perché deve scappare. Ieri sera ha bevuto e non ricorda assolutamente quello che è successo. Del resto lui quando beve si comporta male, tende a fare cose brutte e forse è accaduto l’irreparabile, ma non ricorda accidenti. Potrebbe aver ucciso lui quella giovane donna? Non lo sa. Per il momento è meglio scappare…

Un gradito ritorno quello della giudice Emma Bonsanti, già protagonista de La trappola dei ricordi, il romanzo d’esordio di Aldo Pagano. Un thriller dalla trama compatta e avvincente questo Motivi di famiglia, in cui la protagonista si ritrova ad avere a che fare con la cosiddetta Bari “bene”, quella dei bravi ragazzi viziati e coccolati, quella dei giovani chiusi in una gabbia dorata in cui tutto è dovuto e dove i genitori sono autorizzati a tessere la trama del cammino dei propri figli. L’inizio del libro vede protagonista Rosario, il custode della piscina, l’emarginato, quello con un passato da dimenticare e con delle amicizie discutibili, che lo rendono colpevole a prescindere. L’autore racconta subito della vittima, Alessia Abbrescia, ragazza di buona famiglia, la giovane perfetta, studentessa modello, figura che si contrappone a quella di Rosario sia per vita vissuta, che per estrazione sociale. Un romanzo ben scritto quello di Pagano, palermitano e comasco di adozione, che tra i suoi più cari ricordi ha il lancio di un chiosco da spiaggia e che ha vissuto la sua adolescenza proprio a Bari, la città che fa da sfondo a questo suo secondo scritto. Potremmo parlare del libro nel complesso e sottolinearne la lettura bella e scorrevole, potremmo parlare dello stile di Pagano, semplice, lineare e mai ordinario e della sua scrittura vivace e per certi versi curiosa, impreziosita dai “baresismi” contenuti nel linguaggio usato. Ci piace invece, soffermarci sul personaggio di Emma Bonsanti, una figura davvero riuscita, dalle diverse sfaccettature, tutte interessanti per motivi differenti. Un pubblico ministero, forte, capace, intuitiva, estremamente armoniosa, con una tenacia tutta al femminile, che non rasenta minimamente la mascolinità e con un doloroso passato. Una protagonista Emma, che Pagano presenta nella sua interezza, con le sue debolezze se pur ben gestite e la sua potente moralità. Un personaggio ben “condito” dalla figura di Lorusso, il suo collaboratore, attento, di profonda acutezza, ma lontano dallo spirito indagatore di un detective. Un libro da non perdere quindi, per gli amanti del thriller e del poliziesco scritto bene e non possiamo non svelare che la penna di Aldo Pagano sta riempendo le pagine del terzo volume, che vedrà ancora in prima linea l’ormai amato giudice.

LEGGI L’INTERVISTA A ALDO PAGANO



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