Motorman

Motorman
Futuro remoto. La Terra è un pianeta in agonia, ecologicamente sconvolto, abitato da un'umanità malata, drogata, ridotta a nutrirsi di gatti e grilli e piagato da un inquinamento letale che costringe i pochi che si azzardano a camminare all'aria aperta a proteggersi con mascherine di garza. Parte della sparuta popolazione è costituita da strani mutanti detti gelatinosi, una sorta di amebe che si travestono - con scarsi risultati - da esseri umani. Nel cielo scintillano soli artificiali e lune governative (tutte tranne una, creazione privata di un celebre scienziato). Un uomo qualunque di nome Moldenke - ex soldato durante la Finta guerra, ex addetto al sangue in una fabbrica di garza ed ex pescatore di gamberetti - durante un giro in k-escursore si imbatte in una coppia: lei sembra preda di un malore e lui si offre di dar loro un passaggio fino a una farmacia, ma ben presto si accorge che si tratta di due gelatinosi, accosta, li fa inginocchiare e li svuota 'bucandoli' con un fermacarte alla nuca. Purtroppo per lui i due sono agenti di un misterioso individuo di nome Bunce, che sembra essere l'eminenza grigia dietro a quasi tutte le strutture sociali (r)esistenti, a metà strada tra un capo dei servizi segreti e un dirigente statale. Moldenke si trova quindi recluso in casa sua quasi a digiuno, senza corrente elettrica, senza speranze, senza nemmeno più funzioni corporali: l'unico conforto gli arriva dalle telefonate di un medico, Burnheart, che gli parla con affetto e lo esorta a fuggire...
Libro di culto uscito nel 1972 ma conosciuto solo nel circuito underground fino a una recente riedizione per Soft Skull, Motorman è un bizzarro incrocio tra Samuel Beckett e Philip K. Dick, però in salsa hippy. Una distopia crudele, ricca di intuizioni geniali (la medicalizzazione estrema del corpo umano) e allegorie visionarie (la decadenza ecologica e carnale che colpisce rispettivamente il pianeta e i suoi abitanti), rigorosamente non lineare nello svolgimento della trama, come si conveniva a questo tipo di fantascienza 'letteraria' negli anni '70. Non a caso all'epoca dell'uscita del libro fu fatta circolare ad arte la voce che David Ohle lavorasse come assistente di William Burroughs con il precipuo compito di trascriverne i sogni al mattino, appena il visionario scrittore americano si svegliava. Una voce priva di fondamento, ma che pare del tutto plausibile se si guarda alla prosa dell'autore americano, oggi professore alla Kansas University: la posata descrizione - priva di qualsiasi velleità descrittiva o razionalistica - di una realtà delirante, nella quale persino il principio causa-effetto sembra aver abdicato in favore di una tranquilla, quotidiana follia.

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