Mr Gwyn

Mr Gwyn
Jasper Gwyn, lo scrittore inglese piuttosto noto che molti di voi hanno letto e del quale tutti certamente avete sentito parlare, ha deciso di interrompere la sua brillante carriera. Sul “Guardian” è appena uscito un suo articolo in cui elenca cinquantadue cose che non intende fare mai più. La prima è scrivere per il “Guardian”. L'ultima: scrivere libri. Provocazione? Scherzo? All'agente di Gwyn, Tom Bruce Shepperd, vien quasi un colpo quando legge quella lista, forse però non è il caso di preoccuparsi troppo; voler smettere di scrivere è un proposito che, per quanto assurdo, Shepperd ha già sentito da decine di autori e nessuno ha mai smesso davvero. Jasper, invece, fa tremendamente sul serio. La mancanza di “quella quotidiana cura con cui mettere in ordine pensieri nella forma rettilinea di una frase” si fa però presto sentire e a Mr Gwyn capita qualcosa di strano che somiglia ad una morte intermittente, ad un improvviso svanire o a un'evanescenza. In mezzo al movimento ipnotico dei cestelli di una lavanderia, Jasper inizia a scrivere mentalmente e solo così riesce a sentirsi un po' meglio, ma manca ancora qualcosa. Potrebbe fare di più: potrebbe essere un copista, anche se non sa bene che significato dare a questo mestiere. «Lo capirà. Quando sarà il caso, lo capirà» gli dice una donna anziana con un foulard impermeabile in testa, l'unica che sa sempre dire la cosa giusta. Rebecca, la stagista di Tom, ha mani grassocce che si arrotolano sul volante: Jasper potrebbe cominciare da lei, scrivendole un ritratto. Sarà come riportare a casa le persone...
Scrivere un romanzo sulla voglia di non scrivere, questa è la scelta ardua e paradossale di Alessandro Baricco in Mr Gwyn. Un libro che racconta di un'interruzione: con se stessi, con il proprio passato, ma soprattutto con la notorietà. Perché il proposito di Jasper Gwyn non è tanto smettere di scrivere, quanto metter una pietra sopra alla propria celebrità che, per quanto pulita e quasi doverosa, pesa addosso come un abito troppo stretto, dalla misura sbagliata. Jasper Gwyn è anche un cercatore che si allontana dal successo più immediato e scontato per avvicinarsi al sogno, a un desiderio senza contorni definiti a cui ha dato un nome: copista. Quella cura quasi maniacale che Jasper pone nel preparare lo studio dove comporrà i suoi ritratti di carta ed inchiostro, fa pensare a certi personaggi di Italo Calvino (uno su tutti Antonino Paraggi e la sua teoria della fotografia totale ne L’avventura di un fotografo) ed è specchio esatto dell'attenzione di Baricco nello scegliere ogni singola parola che compare nel romanzo. Ogni riga di Mr Gwyn è studiata per risultare perfetta: dai dettagli - il telefono sul tavolino di vimini dell'albergo di Granada è giallo ed è come se non potesse aver nessun altro colore - alle immagini che Jasper crea con le parole mentre osserva la gente. Scegliendo di sparire, di confondere e confondersi, Jasper si estranea da una società come la nostra, dove il nome e cognome di qualcuno può comparire persino sulle mutande o sulla suola di una scarpa; eppure lo capiamo, come abbiamo capito Salinger quando ha scelto volontariamente di allontanarsi da tutto al culmine del suo successo. Nemmeno sparendo però si può evitare che un'opera sopravviva al proprio autore e viva un'esistenza propria e anche Mr Gwyn sopravviverà. Sopravviverà a Baricco, alle polemiche, a noi e persino ai nostri nipoti. Le pagine di questo libro esisteranno dopo il presente, strette attorno a quel personaggio straordinario che è Jasper Gwyn: questa è la sua storia, occuperà la nostra immaginazione per un attimo lungo centocinquantotto pagine e poi andrà per la sua strada. Sotto forme diverse, sotto identità nuove. Buona lettura.
 

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