Mr. Laurel & Mr. Hardy

Praticamente in ogni parte del mondo – anche la più isolata – le figure di Stanlio e Ollio sono familiari a milioni di persone, nonostante gli attori che li interpretavano siano scomparsi da più di mezzo secolo e i loro sketch più celebri risalgano agli anni Trenta del Novecento. Un imprenditore inglese raccontò una volta di aver scoperto che in un remoto villaggio cinese i due amatissimi personaggi erano venerati come semidei “perché rappresentavano due icone culturali cinesi: da un lato il mandarino saggio, grasso e ben pasciuto, dall’altro il campagnolo umile, paziente, denutrito, che sostiene il peso dell’esistenza con semplice e candida placidità”. Probabile che anche in occidente le figure di Stanlio e Ollio siano entrate così profondamente nell’immaginario collettivo perché espressione di archetipi altrettanto – se non più – profondi, ma sta di fatto che si tratta senza dubbio dei personaggi più celebri della storia della comicità. Ma quali uomini si celavano dietro a queste incredibili maschere? Uno, Arthur Stanley Jefferson detto Stan, era il figlio apparentemente goffo di un attore teatrale e impresario molto noto in Gran Bretagna sul finire dell’Ottocento. L’altro, Oliver Hardy detto Babe (per colpa di un barbiere italiano gay che così lo vezzeggiava, ma questa è un’altra storia), era un aspirante cantante obeso del sud degli Stati Uniti, figlio di albergatori. Iniziarono a lavorare insieme nel 1926, nella scuderia di Hal Roach, che sfornava “comiche” a getto continuo…

Oltre che un grande studioso di Teatro elisabettiano e docente tra l’altro alla Lake Superior State University, John McCabe è stato socio fondatore dell’associazione “Sons of the desert” (il nome deriva dal titolo originale dell’indimenticabile film del 1933 diretto da William A. Seiter), che riunisce i più accesi fan di Laurel & Hardy di tutto il mondo. La sezione italiana dell’associazione, battezzata “Noi Siamo Le Colonne” (e in questo caso il nome non ha bisogno di spiegazioni), ha curato questa edizione “definitiva” del saggio, che uscì per la prima volta nel 1961 – con l’approvazione ufficiale di Stan Laurel –, per la seconda volta in edizione accresciuta e rivista nel 1968, per la terza volta nel 1985 in versione ulteriormente modificata. Il volume edito da Sagoma parte dall’edizione 1985 ma reintegrando alcuni tagli e soprattutto aggiungendo una enorme mole di note, sia esplicative che integrative. In esergo è stato inserito lo struggente elogio funebre che Dick Van Dyke ha pronunciato ai funerali di Stan Laurel, nel febbraio 1965. Il risultato è un libro necessario per chi ha amato e ama Stanlio e Ollio: in sede di traduzione si è fatta peraltro una scelta di ottimo gusto, quella di mantenere il tono garbato, “d’altri tempi” del testo originale. Che è molto lontano dal modello delle biografie di attori cinematografici a cui siamo abituati da qualche decennio in qua, non soltanto nella forma ma anche nella sostanza: la vita privata di Laurel & Hardy, con le sue eventuali ombre, è infatti appena sfiorata e ci si dedica esclusivamente al lato pubblico, alla carriera artistica del celeberrimo duo di comici. Non troviamo segreti né scandali in queste pagine, solo la narrazione di un immenso talento e di una grandissima storia d’amicizia, lunga una vita. Del tutto impalpabile la piccola prefazione di Ficarra & Picone, definita “affettuosa dedica” probabilmente per pudore. Richiamarla addirittura in copertina era proprio necessario? È come pubblicare un libro su Mozart e metterci il bollino “Con una prefazione di Damiano dei Måneskin”.



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