Muro di casse

Muro di casse

Tempo fa c’era una ragazza di Brighton di cui eri innamorato. Ricordi perfettamente come vi eravate conosciuti: una delle mille feste che frequentavi. Tu e Iacopo saltavate in auto e via a macinare chilometri, a bersi l’asfalto come birra ghiacciata. Senza linee geografiche, senza orizzonti, spostandosi da un rave all’altro, dal suono di un basso forte e preciso come il battito cardiaco. Berlino, Duisburg, Beauvais, ovunque la musica vi portasse. La techno è la vostra sola divinità, la ketamina il mezzo per perdere ogni contatto con la “realtà”che conosciamo, per perdersi in un “altrove” a suon di musica. Per i raver «il ballo è celebrazione, è rito, è il più elementare abbandono dell’io» ed è uno degli strumenti per sentirsi partecipanti e non semplici spettatori del mondo che ci circonda…

Vanni Santoni è uno degli scrittori italiani più talentuosi emersi negli ultimi anni e Muro di casse è il tributo che paga alla sua generazione: quella che sul crinale tra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta ha amato i rave party, la musica techno, gli acidi, ha ballato per giorni senza mai fermarsi a prendere fiato, senza confini né distinzioni sociali, ovunque in Europa. Il suo lavoro è un mix splendidamente riuscito tra il saggio e il romanzo: gli ultimi due capitoli hanno una struttura più romanzesca mentre il capitolo centrale è più un saggio a cui fa cornice l’appendice a fine volume per chi avesse voglia di continuare a documentarsi. Muro di casse racconta uno scorcio di un’intera generazione di cui conosciamo davvero poco, se non le nozioni – spesso strumentali – apparse sui quotidiani e che la ritraggono “perduta” tra gli acidi. Al contrario, Santoni ne evidenzia la ricchezza, l’incredibile vivacità culturale. Un esperimento, quello di Santoni, riuscitissimo; una lettura ricca e interessante.



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