Musica senza alfabeti

Musica senza alfabeti

Un’intervista di Jacques Derrida a Ornette Coleman del 23 giugno 1997, a La Villette di Parigi, due interventi musicologici di Robert Palmer e Masashi Sasaki. Samantha Maruzzella, laureata in filosofia su testi di René Girard e Jacques Derrida (di cui ha tradotto per Mimesis le opere) cura questo Musica senza alfabeti, introdotto da Massimo Donà. La Maruzzella parte con la citazione biblica di Genesi 11, 1-9, nella quale si narra della Torre di Babele, quando l’umanità era un unico popolo e parlava la stessa lingua: poi la bramosia ha portato la divisione, la dispersione delle genti e la nascita di migliaia di lingue diverse. Per questo oggi non ci capiamo più, nonostante l’origine unica. Ornette Coleman propone di tornare alla musica, musica priva di parole, intima e segreta. Una modalità di ascolto in cui è fondamentale “la capacità ricettiva di colui che ascolta”. Il Free Jazz sta alla musica come la decostruzione di Jacques Derrida sta alla filosofia. C’è in filosofia, dice Derrida, il ruolo dell’ascolto, il nesso tra oralità e scrittura, il rapporto tra filosofia, linguaggio e musica, e Coleman gli fa eco quando afferma che “il suono è per le persone ciò che il sole è per la luce” …

Musica senza alfabeti è un erudito libriccino sulle connessioni tra la filosofia e l’Armolodia, la controversa teoria sull’improvvisazione libera nel jazz che Ornette Colemann enuncia nel 1972 dopo la pubblicazione del suo album Skies of America. È un testo di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, nel quale si tenta di chiarire gli aspetti dell’Armolodia. L’argomento rimbalza di pagina in pagina fino a trovare un originale punto di vista nello scritto di Robert Palmer e un’interpretazione più strettamente musicale e molto tecnica nel saggio di Masashi Sasaki. Tanti gli argomenti sfiorati: si fa riferimento alla globalizzazione, al dialogo con l’altro, alla democrazia, alla civiltà e o civilizzazione, inoltre, ripercorrendo le storie personali di Derrida e di Coleman, si affronta il concetto di lingua materna e quanto questa influenzi il pensiero personale. Filosofia e Musica, musica primordiale, senza alfabeti perché le parole in qualche modo allontanano dall’interiorità, musica suonata in semilibertà che, come sostiene Coleman, dipende strettamente dalla capacità ricettiva di chi ascolta. Un omaggio a Ornette Coleman, un testo che va “ruminato” ascoltando free jazz, in particolare quello di Coleman.



 

 

 
 
 
 

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