Musicofilia

1994: Tony ha 42 anni, è un affermato chirurgo ortopedico con un passato da giocatore di football. Quando entra nella cabina telefonica per chiamare sua madre non ha la minima idea del fatto che quella telefonata sta per cambiargli letteralmente la vita: ha appena iniziato a piovere, e si sentono tuoni in lontananza, quando la madre riattacca. Tony vede un lampo di luce uscire dall’apparecchio. E subito dopo assiste ad una scena strabiliante: riverso a terra c’è il suo corpo, c’è gente che accorre, una donna tenta di rianimarlo… E lui è lì, da qualche parte, che guarda senza provare alcuna emozione. E poi all’improvviso, il dolore, “al volto e al piede sinistro, dove la scarica elettrica era entrata e uscita”… Tony è tornato. A parte le scottature, e qualche minimo, transitorio deficit di memoria, sembra illeso: gli esami, anche i più approfonditi, a cui si sottopone non mostrano nulla di particolare, la sua attività in sala operatoria non sembra risentire in alcun modo dell’incidente. Eppure qualcosa in lui è cambiato: all’improvviso gli è venuta voglia di musica per pianoforte… Inizia ad acquistare dischi, si innamora di alcuni brani di Chopin, rispolvera ricordi di alcune lezioni di piano prese da bambino, ordina gli spartiti, si mette a suonare praticamente da autodidatta… e soprattutto, inizia a sentire melodie in testa. Qualcosa di originale, di nuovo, che lo possiede, che lo costringe a sedersi al piano alle 4 del mattino, prima di andare al lavoro, e che lo riporta davanti ai tasti bianchi e neri alla sera, quando rientra. Questa nuova passione, questa “musicofilia” gli costa il matrimonio, ma lo rende una persona diversa, gli dona una vera vena creativa, una costante ispirazione…

“Michael Torke è stato profondamente influenzato dalle sue esperienze con la musica colorata. […] Un giorno disse all’insegnante: Mi piace proprio quel brano azzurro. L’insegnante non era sicura di aver sentito bene: Azzurro?. Sì, rispose Michael, il brano in re maggiore… il re maggiore è azzurro. […] Il re minore ha il colore della selce, un color grafite; il fa minore è del colore della terra, o della cenere”. Le pagine dedicate al compositore sinesteta Michael Torke costituiscono il cuore di uno dei capitoli più avvincenti di Musicofilia, quello dedicato alla sinestesia, “un’istantanea congiunzione di sensazioni” che può coinvolgere e contaminare tutti i sensi, e che nel caso della musica fa associare ad esempio tonalità musicali a colori specifici, variabili da individuo ad individuo… Neurologo, divulgatore, autore di bestseller (qualcuno ha azzardato “migliore come scrittore che come medico”…), filosofo, appassionato di musica e musicista dilettante a sua volta, Oliver Sacks esplora in questa corposa raccolta di articoli e saggi gli aspetti più profondi, più curiosi e controversi, a volte più sconcertanti, del rapporto tra l’individuo, la malattia e la musica, con il suo consueto mix di esperienze personali e professionali, e con il suo classico stile avvincente, pur con qualche concessione eccessiva alle note a margine che in alcuni casi appaiono funzionali solo all’aneddotica di sfondo, appesantendo la lettura. Una menzione particolare meritano i capitoli dedicate all’impatto straordinario della musicoterapia su chi è affetto da afasia (l’incapacità di comunicare verbalmente), o sui pazienti colpiti dal morbo di Parkinson - che con la ricerca del “giusto ritmo” possono essere almeno temporaneamente liberati dai loro dolorosi automatismi - o dalla demenza di Alzheimer, per i quali “la musica […] non è un lusso, ma una necessità, e può avere un potere superiore a qualsiasi altra cosa nel restituirli, seppure soltanto per poco, a se stessi e agli altri”. Da Musicofilia è stato tratto il documentario Musical Minds, andato in onda nel 2009 sulla emittente statunitense no profit “PBS” (Public Broadcasting Service), rintracciabile in rete, ove, oltre all’Autore, compaiono alcuni dei protagonisti delle storie raccontate nel testo.



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